Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Italiana

Un Uomo ("Giù in mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa" di Sergio Luzzatto)

Immagine
Luzzatto è uno storico, e da storico affronta questa biografia, finalmente consegnandoci l’opportunità di uscire dall’agiografia di Guido Rossa, e di conoscerne la complessità di persona, nel privato, nella politica, nel sindacato, nelle sue passioni e nelle sue sofferte vicende familiari e personali. Le generazioni venute dopo la mia (che in quel 1979 ero una bambina) non conoscono probabilmente niente di Guido Rossa, né di quella stagione del terrore che chiamiamo efficacemente “anni di piombo”: in una bibliografia immaginaria, per ricomporre i pezzi di quell’epoca, sicuramente avrebbe un posto importante un libro come questo, in grado di rendere tridimensionale una figura eroica come quella dell’operaio che sfidò le Brigate Rosse, pagando con la vita il suo gesto di coraggio e coerenza. Fu ucciso al buio, nell’ora in cui gli operai entrano in fabbrica per il primo turno, e la sua morte ha aiutato il nostro paese a prendere coscienza, a rigettare la logica fratricida d...

Barocco contemporaneo (“Corpi Minori” di Jonathan Bazzi)

Immagine
Se non fosse stato oggetto di una lettura condivisa non so se mi sarei mai imbarcata nella lettura di questo secondo libro di Jonathan Bazzi. C’è qualcosa che non mi convince in questo scrittore, e anche se il suo esordio (“ Febbre ”) mi aveva colpito, era stato forse più per la lettura che una voce molto bella come quella di Valentina Carnelutti ne aveva fatto su Radio Tre, infatti non l’ho propriamente ”letto”, diciamo che in quel caso l’ho decisamente “ascoltato” (vale la pena, qui le puntate). Mi dico questo un po’ con il senno di poi, e forse è vero anche che il primo libro, se di grande successo, raramente viene eguagliato dal secondo. In questo caso, l’opera seconda ha il sapore di un piatto di avanzi tolto dal frigo e riscaldato male. Non mi dilungo troppo perché sarò molto cattiva, e in tali eventualità è meglio essere veloci ed essenziali. Frasi fatte e luoghi comuni per descrivere un’educazione sentimentale che finisce per essere solo autocompiacimento immotivato. Asfissia ...

Struggente amore per un uomo scomodo ("Works", "Shorts", "Il Ponte" di Vitaliano Trevisan)

Immagine
Ci sono autori che non vengono scoperti mai: troppo disturbanti, poco avvezzi a far merce delle loro opere, inclini a dire quelle verità corrosive che scomodano praticamente tutti. Vitaliano Trevisan univa a tutte queste caratteristiche anche un’ombrosa fragilità che molti scambiavano per arroganza, forse per inaffidabilità. La sua scomparsa, avvenuta pochi mesi fa, è, oltre che un lutto, un vero e proprio danno letterario: avrebbe scritto ancora e avremmo avuto altre opere da leggere e amare, di uno dei migliori scrittori italiani degli ultimi anni. Works è la sua grande ultima opera , un romanzo di formazione attraverso il lavoro, che l’autore racconta senza finzioni, senza pietà né verso il nord-est operoso e produttivo né verso se stesso. Un memoriale che offre una descrizione del lavoro (e dei lavori) che chiunque dovrebbe conoscere: aziende che vampirizzano la vita, corruzione, evasione fiscale, mancato rispetto delle regole, dinamiche di potere e meccanismi di mobbing, ma anche...

Gerda, l’inafferrabile (“La ragazza con la Leica” di Helena Janeczek)

Immagine
  Un romanzo divisivo: mi sono resa conto che in molti l’hanno letto con fatica e l’hanno ritenuto addirittura sopravvalutato, poiché ha vinto il Premio Strega nel 2018. In realtà è un libro che non ammicca e non sceglie, consapevolmente, la strada della seduzione, pur avendo come soggetto una figura affascinante e misteriosa, in un periodo storico esaltante e persino epico. La storia pressoché sconosciuta di Gerda Taro, fotoreporter di guerra rimasta uccisa sul fronte resistente spagnolo nel 1937 a soli 27 anni, alla fine non poteva che essere raccontata così, in modo corale e nostalgico a tratti, ma anche didascalico e documentatissimo e allo stesso tempo immaginifico e misterioso. Stile raffinatissimo, a partire dalla costruzione temporale e dall'uso del flashback, dal lessico multilingua e dalla descrizione ellittica di ambienti e epoche: un romanzo che non spalanca subito le porte, ma le socchiude piano per poi attrarre in una semi oscurità piena di charme. Gerda, il cui ver...

Amore e Rivoluzione “Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà” e “Il Capitale Amoroso. Manifesto per un eros politico e rivoluzionario” di Jennifer Guerra.

Immagine
    Ho letto in sequenza questi due libri di Jennifer Guerra, un’autrice femminista nata nel 1995. La sua giovane età può sorprendere, ma conferma l’esistenza di una nuova generazione di attiviste e intellettuali molto convincenti. Certo, non tutte: in rete c’è anche molta improvvisazione e molti fenomeni fastidiosi, ma il caso in questione mi pare non essere uno di quelli. “Il corpo elettrico” è una riflessione in forma di breve saggio, intorno al corpo femminile e al ruolo complesso che assume nella società, da un punto di vista simbolico, politico, fisico e culturale. Il desiderio è la chiave con cui le donne (ma non solo donne, non solo cisgender) possono autodeterminarsi in modo libero, combattendo così gli schemi patriarcali e dando al proprio corpo una valenza collettiva e politica. Non parliamo certo di un’opera dirompente da un punto di vista filosofico o politico, ma ho apprezzato il valore divulgativo che spero lo renda popolare soprattutto fra le ragazze e i ragazz...

Impurissima femmina, strega fattucchiera funestissima (“Streghe. Le eroine dello scandalo” di Ilaria Simeone, “Io sono la strega” di Marina Marrazza).

Immagine
Non si può affrontare una riflessione politica sul sistema patriarcale senza sentir nascere in sé una forte curiosità verso la storia di persecuzione delle streghe, sulla quale ancora permane mistero e oscurità, sia sul numero delle vittime dei roghi e dei boia, sia sulla reale portata storica del fenomeno. Io ci son caduta a più riprese, leggendo ogni tanto quel che mi attirava di più (impossibile ad esempio dimenticare Antonia, la stria di Zardino , o Giulia di Marco, Suor Partenope , di cui Vassalli ha scritto) e ritrovandomi ancora una volta affascinata da una figura molto indagata, come quella di Caterina Medici, la strega di Broni, vittima di uno dei processi per stregoneria più famosi e uno degli ultimi ad essere celebrati, nel corso del Seicento. Mi sono dapprima imbattuta nel libro di Ilaria Simeone, a metà fra saggio e narrazione, dove l’autrice ci conduce in un viaggio dalla fine del ‘500 al primo ventennio del ‘700, nel nord Italia, raccontando la condanna per stregoneria d...

Il Re dei Delinquenti ("M. Il figlio del secolo" di Antonio Scurati)

Immagine
Ho finito questo libro, ponderoso e poderoso, diversi mesi fa. Ma non sono riuscita a scriverne subito, non so bene per quale motivo. Ho sentito una specie di resistenza, sensazioni ambigue: mi è allo stesso tempo sembrato attraente e respingente. In questi giorni poi ho appreso che a breve andrà in scena lo spettacolo teatrale tratto dal volume, con Massimo Popolizio, anche regista, e Tommaso Ragno, attori che mi piacciono molto, e quindi mi sono convinta che sia utile superare la mia ambiguità. Anche perché mi piacerebbe davvero vedere lo spettacolo. Innanzitutto sono contenta di averlo letto, anche se non so ancora se proseguirò la lettura con il secondo volume ( M. L’uomo della provvidenza , dove si affronta il periodo del potere, dopo l’ascesa che è al centro del primo volume): è istruttivo, labirintico, a tratti agghiacciante, ma sicuramente apre tanti squarci di consapevolezza sulla figura di Benito Mussolini e di molte e molti altri personaggi (o meglio, persone, poiché reali) ...

Donne che fanno la guerra (“Settimana Nera” di Enrico Emanuelli e “Il Re Ombra” di Maaza Mengiste).

Immagine
  Mi piace mettere insieme questi due libri, perché li ho letti in sequenza e perché mostrano due raffigurazioni molto diverse del colonialismo italiano in Africa. “ Settimana Nera ” è ambientato in Somalia, a Mogadiscio e dintorni, negli anni Cinquanta . Gli italiani sono ancora lì e anche se non si tratta più di una colonia, il clima sociale riflette ancora la intollerabile protervia di chi si sente padrone, soprattutto verso le donne, ma non solo. E’ la storia di un’ossessione erotica, raccontata con una certa ingenuità: c’è l’intenzione di fare forse i conti con il passato coloniale italiano, c’è un po’ di morbosità, ma non si esce da un sostanziale "pensiero bianco", non si concede a nessuno dei personaggi somali la dignità intellettuale, ma li si dota solo di un misterioso silenzio resistente. E’ comunque comprensibile, il libro è stato scritto nel 1961 da un giornalista che, pur animato da buone intenzioni, non era così “moderno” da sollecitare una riflessione critica ...

Un gigante uomo in un gigante lupo (“Era solo un ragazzo” di Guido Celli)

Immagine
  Questo piccolo libro è un poema, composto da 36 canti, dove di verso in verso si impone un viaggio nel rapporto di un figlio con il padre-ragazzo, e nel percorso di rielaborazione che da adulto compie, spiazzando di paradosso in paradosso il lettore, forse non perdonando ma sicuramente emancipandosi attraverso la poesia. Si tratta in realtà del primo volume della Trilogia della Cicatrice, seguito da “ Madre Materno ” e da “ Specchio Sorella ”: il nome dato alla trilogia già dice molto del percorso di cura che l’autore ha socializzato, sia attraverso la poesia sia attraverso le performances con le quali ha presentato i suoi lavori, in tutta Italia. La cicatrice resta in eterno, anche se la ferita è man mano guarita, diventando un ricordo: nei versi di Guido Celli, icastici e quotidiani, emerge la Roma violenta degli anni 80 e 90, emerge la figura di un padre aggressivo e irrequieto, “incendiato come una petroliera nel mare”, incastrato in un ruolo non voluto, di fronte a un b...

La misura del Male (“Il demone a Beslan” di Andrea Tarabbia)

Immagine
Il romanzo di Andrea Tarabbia, incentrato sulla strage della scuola n.1 di Beslan, in Ossezia, risale a circa 10 anni fa, ma quest’anno è stato rieditato e grazie a qualche annuncio pubblicato per l’occasione sono venuta a sapere della sua esistenza. Ho letto molto di Anna Politkovskaja su questa vicenda e in generale sulle guerre in Cecenia, per cui sono stata subito attratta da questo libro. Poi è accaduto che proprio ad ottobre 2021 ricorresse il quindicesimo anniversario dell’omicidio della giornalista della Novaya Gazeta, uccisa con quattro colpi di pistola proprio nel giorno del compleanno di Putin nel 2006. Contemporaneamente, proprio quest'anno scadevano i termini della prescrizione e si perdeva la speranza di fare giustizia e individuare i mandanti del suo assassinio.  Infine, poche settimane dopo, il fondatore e storico direttore della stessa Novaya Gazeta, Dmitry Muratov, veniva insignito del premio Nobel per la Pace. Ancora una volta i dettagli, così intrecciati e in...

La mensa del Lupo (“Le assaggiatrici” di Rosella Postorino)

Immagine
  E’ stato un caso editoriale, ha stravinto anche il Campiello (nel 2018) e lo abbiamo visto comparire ovunque, grazie anche alla potenza di fuoco di un editore come Feltrinelli che ha molto investito nel lancio di quest’opera. Un romanzo che tutto sommato aveva molti ingredienti adatti a favorirne il successo: giovane scrittrice (che fa la editor per Einaudi), tema di sicuro interesse (Hitler, le sue morbose manie e le sue paranoie ossessive), realismo (la storia è ispirata alla vicenda reale di una delle cosiddette “assaggiatrici” del Füher, Margot Wölk). Siamo nel paese di Gross-Partsch, nella Prussia oggi polacca: poco distante vi è la “Tana del lupo” di Hitler, dove egli vive nascosto e terrorizzato dalla possibilità di essere avvelenato. Dieci donne tedesche ricevono un’offerta di lavoro che non possono rifiutare: assaggiare i 3 pasti quotidiani di Hitler, per verificare che non siano stati contaminati o avvelenati. L’atmosfera è soffocante, per le assaggiatrici e per chi leg...

Tutti gli uomini (e le donne) sono mortali. ("Finitudine" di Telmo Pievani)

Immagine
  Tutto scorre e si avvia verso la fine, non solo la nostra vita di esseri minuscoli e marginali, ma anche la parabola di esistenza della Terra, del Sole, dell’intero Universo. Di questo si occupa il romanzo filosofico di Telmo Pievani, “Finitudine”, dove grazie a un dialogo impossibile (e immaginario) tra Albert Camus e Jacques Monod, si argomenta l’idea che nella morte non c’è senso né via di fuga, ma è grazie alla nostra libertà che possiamo accettarne l’ineluttabilità. Complicato? Forse. Ma vale la pena riflettere, accompagnati da un artificio narrativo originale, che immagina Camus, sopravvissuto all’incidente che in realtà lo uccise, dialogare durante la convalescenza con l’amico biologo e premio Nobel Jacques Monod, a proposito di un libro che stanno scrivendo insieme sulla finitudine cosmica. Sono entrambi partigiani, anti nazisti, ribelli, e concordano su un fatto : la consapevolezza della finitudine di tutte le cose non deve condannarci al nichilismo e al pessimismo cosm...

Farmaco (“Splendi come vita” di Maria Grazia Calandrone)

Immagine
  Una poetessa trova in sé la cura, attraverso parole e musica intrecciate che raccontano e (forse) leniscono. Così mi raffiguro Maria Grazia Calandrone, questa donna straordinariamente coraggiosa che è riuscita a oltrepassare e tradurre in letteratura il suo mal di madre. Il mal di madre è una cosa che le figlie sperimentano, non sempre, non tutte. Ma coloro che lo soffrono probabilmente non ne guariscono mai, anche se imparano a gestirlo, in una specie di barcollante convivenza. Così, anche le scene più agghiaccianti di un amore viscerale e doloroso fra una madre e una figlia (che è due volte figlia) diventano sopportabili, come se dal soffrire provenisse una luminosa energia. Mi è parso questo il coraggio da ammirare, in una donna che avrebbe potuto cancellare, dimenticare, fuggire lontano. Invece ha compreso e trasfigurato, aiutata dalla letteratura. E da uno spirito sicuramente elevato, come credo sia il suo. Non è prosa e non è poesia: nella mia esperienza di lettura mi pare ...

Generation gap (“A misura d’uomo” di Roberto Camurri)

Immagine
Roberto Camurri è uno scrittore italiano, compreso fra quelli che generalmente si indicano come “giovani” (e in effetti è nato nel 1982). Lui stesso però, forse insofferente a questa categoria, ha un profilo Instagram dove si è nominato “natovecchio”. “A misura d’uomo” è il suo romanzo di esordio, anche se non è proprio un romanzo in forma classica, ma una serie di racconti che compongono la storia di un luogo e di alcuni dei suoi abitanti: Fabbrico, provincia di Reggio Emilia, poche migliaia di abitanti nell’orizzonte piatto della Pianura Padana . Dopo averlo letto ho capito un po’ di più il perché del suo nickname: credo che Camurri potrebbe tranquillamente essere nato una ventina di anni prima, e probabilmente lo sa. Non mi aspettavo certo il manifesto generazionale dei trenta-quarantenni, ma neanche un senso di polvere e di déjà vu come quello che mi è rimasto. Provo un certo dispiacere nel dirlo ma questo libro mi ha annoiato. Eppure c’era la provincia, le storie e il dolore ...

La festa del Nulla (“Due vite” di Emanuele Trevi)

Immagine
  “ Noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno ”. Ci stiamo ormai sempre più abituando a opere di difficile classificazione: l’ autofiction non è più una novità, mentre continuano a comparire opere ibride e felicemente indefinibili. E’ il caso di questo piccolo libro di Emanuele Trevi, che è un po’ biografia, un po’ memoir , un po’ critica letteraria, un po’ poesia e un po’ riflessione etica, estetica, sentimentale. Io l’ho amato assai, ci ho trovato molta preziosità, molto amore, molta malinconia e molta intelligenza: in 120 pagine leggere, come intendeva Calvino, senza macigni sul cuore, si affrontano temi dolor...

Mal d’Italia (“Quando tornerò” di Marco Balzano)

Immagine
Bisogna partire da un presupposto: il nostro modello sociale di cura e assistenza verso le persone anziane e sole si basa su una grande ipocrisia di fondo, che finge di non vedere il bisogno ormai endemico di lavoratrici migranti irregolari e non riconosciute. E’ uno dei micidiali risultati di un progressivo definanziamento del Sistema Sanitario Pubblico e di una legge sull’immigrazione (la cosiddetta Bossi-Fini) iniqua e razzista: insieme, alimentano una spirale discendente dove la fragilità degli anziani bisognosi di assistenza e delle loro famiglie si nutre della fragilità di donne migranti che abbandonano la loro famiglia in cerca di risorse per poterla sostenere. Il nuovo libro di Marco Balzano, “Quando tornerò”, ha l’indiscutibile pregio di raccontare una delle loro storie senza mai dire chi siano i buoni o chi siano i cattivi, perché è così che succede nella realtà, quando è difficile stilare la classifica di chi soffre di più. La vicenda è quella di Daniela, che da un piccol...

Le Anime Russe ("I russi sono matti" di Paolo Nori)

Immagine
Il sottotitolo di questo particolarissimo libro è : "Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991". Ma non deve trarre in inganno, poiché si tratta di un lavoro difficile da classificare: potrei definirlo una guida sentimentale alla letteratura russa, un breviario poetico di motivazioni per amare gli scrittori russi, un piccolo viaggio nell'anima russa. Il sentimento più positivo che desta è una voglia irrefrenabile di leggere (o ri-leggere) i russi. Non solo Tolstoj o Dostoevskij, naturalmente, ma Goncarov, Puškin, Checov, Brodskij, Gogol (💗) , Grossman, Lermontov, Achmatova... e tutti gli altri. Potere, amore e byt sono le tre direttrici su cui si incentra il piccolo viaggio letterario, e ognuno troverà a partire da qui la sua speciale porta di ingresso nella letteratura russa. Byt è un termine intraducibile, che, come spiega meravigliosamente Paolo Nori, indica il quotidiano nel suo farsi, la descrizione della vita che scorre, delle cose più vicine e consuete, che ...

Spazi confinati (“Ossigeno” di Sasha Naspini)

Immagine
  Una lettura cupa, dove la cosa che sembra mancare proprio di più è l’ossigeno, e in questo si esprime anche la bravura dell’autore nell’indovinare il titolo. Se escludiamo il fatto che non ho particolarmente amato il finale né l’espediente un po' scontato di narrare la vicenda dai diversi punti di vista di protagonisti e comprimari (alcuni meglio riusciti, altri meno), mi è parso comunque un romanzo che vale la pena leggere, anche se qualcuno dice che non è il migliore di Naspini. Io, per ora, ho letto solo questo. Si parla di una storia terribile: uno stimato professore che si scopre essere un mostro, che ha sequestrato per lungo tempo, torturato, ucciso e occultato un numero imprecisato di bambine. Di lui sappiamo poco, pochissimo: la storia è in realtà quella di Laura, ritrovata viva dopo 14 anni nelle mani del mostro, del figlio del mostro, di altre persone che con loro due hanno a che fare. Dopo poche pagine ho subito ritrovato nella memoria il romanzo di Emma Donoghue, “ St...

Saper se domani si vive o si muore (“La città dei vivi” di Nicola Lagioia)

Immagine
  Dell’ultimo romanzo del brillante direttore del Salone del libro di Torino, già vincitore del Premio Strega e ogni tanto conduttore di un programma radiofonico che amo ( Pagina Tre ), ne hanno parlato tutti. Gli ingredienti per il successo sono presenti al completo: una vicenda terribile e viva nella memoria, una scrittura limpida e evocativa al contempo, un autore noto, una casa editrice importante, e poi Roma, la città dei vivi e dei morti, la città eterna e dannata, la città aperta e in decomposizione, orrore e delizia, fasto e marciume. Hanno scomodato tutti il Truman Capote di “A sangue freddo”, ma non ho visto ancora citare “Compulsion” di Meyer Levin ( qui il post), che è stupefacente per le analogie fra le vicende narrate. Ripensando a quel libro mi sono chiesta, senza avere minimamente competenze da criminologa o psichiatra, se esiste una matrice ricorrente, uno schema arcaico fisso nella dinamica dei due assassini che si legano in un rapporto di dominazione e p...

Dove eravamo rimaste? (“Quel tipo di donna” di Valeria Parrella)

Immagine
  Valeria Parrella è una donna che non ha paura, una scrittrice militante, una donna bella, impegnata, solare, empatica. Ho letto sue opere molto significative (Lo spazio bianco, Almarina, di cui ho scritto qui ) e la seguo su twitter ( qui ) perché è anche assai simpatica e sa dare una lettura sempre molto lucida alle vicende di attualità, soprattutto quando si parla di donne e parità. Ho superato un mio pregiudizio stantìo (“ perché pubblica questo libro con HarperCollins? la stessa casa editrice di tanti romanzi rosa? “) e ho letto “Quel tipo di donna” d’un fiato, sono poche pagine. Chiuso il volume, ho pensato che bisogna pur pagare le bollette, ho pensato che a volte capita di non sapere bene dove si vuole andare a parare, e ho anche pensato che forse è stata una vendetta sottilissima contro chi ha concesso il premio Strega 2020 al solito Veronesi, con appena 11 voti di scarto (io facevo il tifo per lei, ovviamente). Ho saputo dopo che l’autrice ha scritto questo romanzo duran...