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Polifonia di creature plurali ("ragazza, donna, altro" di Bernardine Evaristo)

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Che bella lettura questa opera di Bernardine Evaristo, scrittrice inglese, già regista e attrice teatrale. Se ne è parlato e se ne sta parlando molto, per cui mi sono avvicinata con cautela, la solita diffidenza barbaricina che metto in molte cose. Sono partita lentamente, perché servono un po' di pagine per abituarsi allo stile senza punteggiatura dell'autrice, di un genere che lei stessa ha battezzato fusion fiction , a significare la fusione tra prosa e poesia, passato e presente, esterno e interno, personaggi e storie. Il risultato è una specie di grande onda che ti invita a tuffarti nella storia, a immergerti nella marea di voci, personaggi e vicende. Sono 12 le donne inglesi protagoniste di questo romanzo: tutte in grado di espandere il concetto di rappresentanza oltre lo stereotipo, superando le semplificazioni. Ognuna di loro non è mai SOLO qualcosa: non solo madre, non solo figlia, non solo omosessuale, non solo femminista, non solo nera, non solo povera. Non ha paura ...

Girotondo mortale (“Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie)

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E’ il giallo più letto nel mondo, è forse il libro più noto (e venduto) della Christie, è un perfetto mix di generi : giallo, thriller, fiaba gotica, mistery. Non l’avevo mai letto e ho colmato questa lacuna scoprendo un piccolo gioiello. Mi sono divertita a scoprire tanti dettagli che hanno ispirato i registi di numerosi film: la filastrocca infantile, l’isola e il gruppo di persone che vengono eliminate ad una ad una, il giudice, gli enigmi nascosti che suggeriscono il modo con cui verranno uccisi i personaggi, etc. Ci sono tantissime suggestioni, tanti riferimenti e richiami alle fonti più disparate: dalla Divina Commedia alle fiabe popolari, da Lewis Carroll a Spoon River e via e via. Su tutta la vicenda e sui personaggi, finché restano in vita, aleggia il senso di colpa: nessuno è innocente, tutti hanno qualcosa di cui vergognarsi o pentirsi. L’atmosfera è soffocante, misteriosa, mentre la narrazione ha quasi un andamento da favola. L’autrice indulge nel far intravedere il volt...

No borders ("Exit West" di Mohsin Hamid)

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Si potrebbe  forse definire questo romanzo una distopia, una di quelle che piacciono di questi tempi. Luogo e tempo indefiniti, potrebbe essere passato ma potrebbe essere anche futuro, mentre tutto comincia in un Paese che nessuno nomina ma tutti intuiscono quale sia. L’effetto straniante e raggelante che ne deriva è assolutamente positivo, utile a colpire nel profondo chi legge. I tempi sono quelli che sono, i muri risorgono, il razzismo e la disumanità dilagano, le guerre proliferano: raccontare di un diritto alla migrazione da esercitarsi attraverso misteriose porte che conducono a Ovest (ma che all’occorrenza rispediscono anche indietro, al luogo di origine) è atto necessario, vitale. Il prodigio delle porte non evoca tuttavia niente di trascendente: la vita delle persone resta un percorso di fatica e dolore, ma anche di riscatto , ripartenza e tenerezza. La morte incombe ma l’amore fornisce i suoi attrezzi per sopportarla. La storia di Nadia e Saeed è limpida e crude...