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No borders ("Exit West" di Mohsin Hamid)

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Si potrebbe  forse definire questo romanzo una distopia, una di quelle che piacciono di questi tempi. Luogo e tempo indefiniti, potrebbe essere passato ma potrebbe essere anche futuro, mentre tutto comincia in un Paese che nessuno nomina ma tutti intuiscono quale sia. L’effetto straniante e raggelante che ne deriva è assolutamente positivo, utile a colpire nel profondo chi legge. I tempi sono quelli che sono, i muri risorgono, il razzismo e la disumanità dilagano, le guerre proliferano: raccontare di un diritto alla migrazione da esercitarsi attraverso misteriose porte che conducono a Ovest (ma che all’occorrenza rispediscono anche indietro, al luogo di origine) è atto necessario, vitale. Il prodigio delle porte non evoca tuttavia niente di trascendente: la vita delle persone resta un percorso di fatica e dolore, ma anche di riscatto , ripartenza e tenerezza. La morte incombe ma l’amore fornisce i suoi attrezzi per sopportarla. La storia di Nadia e Saeed è limpida e crude...