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Dramma elisabettiano di provincia americana (“Ohio” di Stephen Markley)

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  Premessa : parlare di “grande romanzo americano” o di “affresco epico” come ho visto fare a proposito di questo romanzo è decisamente troppo. Siamo di certo abituati all’oscurità della provincia americana, abbiamo visto e amato il Lynch di “Twin Peaks” e letto il grande Stephen King di “Dolores Claiborne” . I più aggiornati si saranno fatti anche qualche viaggio onirico a Silent Hill. E’ dunque quasi una passeggiata quella che ci viene proposta nella cittadina immaginaria di New Canaan (e il nome non è immune da suggestioni biblico apocalittiche), dove la gioventù si perde e si ritrova, malconcia, a dimostrare quanto sia malato il sogno americano. D'altronde, siamo pur sempre in un paese dove le armi si vendono e si comprano con facilità, così come gli psicofamaci, a qualsiasi età. Non svelo nulla della trama perché c’è l’ambizione di un piccolo colpo di scena finale, ma non posso nascondere di aver sbadigliato qualche volta. Quattro personaggi più in rilievo di altri, quattro su...

La mensa del Lupo (“Le assaggiatrici” di Rosella Postorino)

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  E’ stato un caso editoriale, ha stravinto anche il Campiello (nel 2018) e lo abbiamo visto comparire ovunque, grazie anche alla potenza di fuoco di un editore come Feltrinelli che ha molto investito nel lancio di quest’opera. Un romanzo che tutto sommato aveva molti ingredienti adatti a favorirne il successo: giovane scrittrice (che fa la editor per Einaudi), tema di sicuro interesse (Hitler, le sue morbose manie e le sue paranoie ossessive), realismo (la storia è ispirata alla vicenda reale di una delle cosiddette “assaggiatrici” del Füher, Margot Wölk). Siamo nel paese di Gross-Partsch, nella Prussia oggi polacca: poco distante vi è la “Tana del lupo” di Hitler, dove egli vive nascosto e terrorizzato dalla possibilità di essere avvelenato. Dieci donne tedesche ricevono un’offerta di lavoro che non possono rifiutare: assaggiare i 3 pasti quotidiani di Hitler, per verificare che non siano stati contaminati o avvelenati. L’atmosfera è soffocante, per le assaggiatrici e per chi leg...

Più amara della morte (“La donna gelata” di Annie Ernaux)

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Annie Ernaux prosegue con il suo viaggio letterario autobiografico, un viaggio senza finzioni e senza sconti, dove la sua vita appare allo stesso tempo scarnificata e vestita di poesia. “ La donna gelata ” non è tra le sue opere lette finora che mi hanno catturato maggiormente: ricordo di essere rimasta molto più avvolta da “Il posto” e da “Gli anni”. Ma la significanza di tutto il libro va oltre la fascinazione che può aver esercitato a prima vista : mi sono infatti convinta che non mi abbia catturato come gli altri perché ne ho percepito la terribile verità, ancora attuale, pur con gli innegabili avanzamenti che tutte noi abbiamo potuto registrare negli anni. Annie Ernaux mi ha fatto sentire pesante ogni singola scelta obbligata che ancora ti investe solo perché sei una donna. Non importa se sei una intellettuale, una lavoratrice, una sposa o una mamma. Per te non è consentito il tempo dilatato, unico vero prezioso gioiello che varrebbe la pena di farsi regalare, perché per te esist...

Tutti gli uomini (e le donne) sono mortali. ("Finitudine" di Telmo Pievani)

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  Tutto scorre e si avvia verso la fine, non solo la nostra vita di esseri minuscoli e marginali, ma anche la parabola di esistenza della Terra, del Sole, dell’intero Universo. Di questo si occupa il romanzo filosofico di Telmo Pievani, “Finitudine”, dove grazie a un dialogo impossibile (e immaginario) tra Albert Camus e Jacques Monod, si argomenta l’idea che nella morte non c’è senso né via di fuga, ma è grazie alla nostra libertà che possiamo accettarne l’ineluttabilità. Complicato? Forse. Ma vale la pena riflettere, accompagnati da un artificio narrativo originale, che immagina Camus, sopravvissuto all’incidente che in realtà lo uccise, dialogare durante la convalescenza con l’amico biologo e premio Nobel Jacques Monod, a proposito di un libro che stanno scrivendo insieme sulla finitudine cosmica. Sono entrambi partigiani, anti nazisti, ribelli, e concordano su un fatto : la consapevolezza della finitudine di tutte le cose non deve condannarci al nichilismo e al pessimismo cosm...

Ricordo di un’estate (“Goodbye, Columbus” di Philip Roth)

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Nel 1959, a 26 anni esci con il tuo primo racconto lungo (o romanzo breve) e vinci il National Book Award l’anno successivo. Debutti così come scrittore, e ti chiami Philip Roth. Nel tuo debutto letterario c’è già tutto il tuo mondo, i tuoi argomenti ricorrenti, la tua ironia e il tuo sarcasmo, le tue frasi brillanti e i tuoi dialoghi senza pietà. C’è un giovane, Neil, bibliotecario ebreo di Newark laureato in filosofia, che conosce Brenda Patimkin, giovane bellissima sportivissima e vezzeggiatissima figlia maggiore di Ben Patimkin, ebreo che da Newark si è affrancato dopo essersi arricchito producendo e vendendo acquai e lavandini. Sono dei parvenu , i Patimkin, ormai spostatisi nei quartieri ricchi di Short Hills, perbenisti e ipocriti come gran parte della società americana di allora. E’ quello che pensi e non esiti a sfidare polemiche e accuse: cominci già dal tuo primo romanzo a mostrare come le cose non siano mai cosi semplici o definite, smascheri i filistei e i luoghi comuni,...

Un grande spirito (“I fratelli Karamazov” di Fëdor Michailovič Dostoevskij)

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Chi legge Dostoevskij non si riprenderà più, per tutta la vita, come ha scritto Paolo Nori ( qui  il post), preciso come una freccia dentro la Russia che ognuno si porta dentro. C’è naturalmente imbarazzo da parte mia a dire alcunché su questo romanzo-mondo, non credo di essere capace in poche battute di dare una descrizione sufficiente del viaggio che regala la lettura de “ I fratelli Karamazov ". Spero solo di convincere qualcuno a leggerlo, se non l’ha fatto. Trovo quasi incredibile che una persona come Dostoevskij sia realmente vissuta (e guardare le sue foto e trovarlo somigliante a Leonardo di Caprio non mi aiuta): la sua stessa vita è un capolavoro, i suoi romanzi sono vere e proprie manifestazioni del sublime dinamico, leggerlo rappresenta amplificare il proprio mappamondo emotivo. Aveva 28 anni quando ha guardato di fronte a sé un plotone di esecuzione, per poi trascorrere 4 anni in una prigione in Siberia. Dostoevskij è un uomo (anzi solo un ragazzo) che riesce a scrive...

Farmaco (“Splendi come vita” di Maria Grazia Calandrone)

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  Una poetessa trova in sé la cura, attraverso parole e musica intrecciate che raccontano e (forse) leniscono. Così mi raffiguro Maria Grazia Calandrone, questa donna straordinariamente coraggiosa che è riuscita a oltrepassare e tradurre in letteratura il suo mal di madre. Il mal di madre è una cosa che le figlie sperimentano, non sempre, non tutte. Ma coloro che lo soffrono probabilmente non ne guariscono mai, anche se imparano a gestirlo, in una specie di barcollante convivenza. Così, anche le scene più agghiaccianti di un amore viscerale e doloroso fra una madre e una figlia (che è due volte figlia) diventano sopportabili, come se dal soffrire provenisse una luminosa energia. Mi è parso questo il coraggio da ammirare, in una donna che avrebbe potuto cancellare, dimenticare, fuggire lontano. Invece ha compreso e trasfigurato, aiutata dalla letteratura. E da uno spirito sicuramente elevato, come credo sia il suo. Non è prosa e non è poesia: nella mia esperienza di lettura mi pare ...