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Un dio è l'uomo quando sogna (“Il primo maestro” di Tschingis Aitmatov)

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Andando alla ricerca di letterature che ci permettessero di sfuggire al dominio occidentale (e soprattutto americano), abbiamo scoperto un piccolo luminoso gioiello. Grazie al suggerimento di un compagno di letture (il mio Gruppo di Lettura è piccolo, ma vivo e sfidante) ho letto questo romanzo, del più grande scrittore kirghiso, Tschingis Aitmatov, che è stato ministro con Gorbacëv, ambasciatore del Kirghizistan in Lussemburgo e in Belgio, pioniere di battaglie ambientaliste e pacifiste, nonché sostenitore delle minoranze etniche. E’ un personaggio epico, lui prima ancora dei personaggi dei suoi romanzi.  “Il primo maestro” è un romanzo breve, concentrato di lirismo ma anche di tenerezza, dramma, passione. La storia di Djujšen e Altynaj offre tanti sentieri al pensiero: la grande importanza della scuola e dell’istruzione, il sentimento che lega le persone attraverso i loro sogni, il contrasto tra un passato conservatore e a volte bestiale e un’idea di futuro fatta di cambiamento e...

Spazi confinati (“Ossigeno” di Sasha Naspini)

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  Una lettura cupa, dove la cosa che sembra mancare proprio di più è l’ossigeno, e in questo si esprime anche la bravura dell’autore nell’indovinare il titolo. Se escludiamo il fatto che non ho particolarmente amato il finale né l’espediente un po' scontato di narrare la vicenda dai diversi punti di vista di protagonisti e comprimari (alcuni meglio riusciti, altri meno), mi è parso comunque un romanzo che vale la pena leggere, anche se qualcuno dice che non è il migliore di Naspini. Io, per ora, ho letto solo questo. Si parla di una storia terribile: uno stimato professore che si scopre essere un mostro, che ha sequestrato per lungo tempo, torturato, ucciso e occultato un numero imprecisato di bambine. Di lui sappiamo poco, pochissimo: la storia è in realtà quella di Laura, ritrovata viva dopo 14 anni nelle mani del mostro, del figlio del mostro, di altre persone che con loro due hanno a che fare. Dopo poche pagine ho subito ritrovato nella memoria il romanzo di Emma Donoghue, “ St...

Saper se domani si vive o si muore (“La città dei vivi” di Nicola Lagioia)

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  Dell’ultimo romanzo del brillante direttore del Salone del libro di Torino, già vincitore del Premio Strega e ogni tanto conduttore di un programma radiofonico che amo ( Pagina Tre ), ne hanno parlato tutti. Gli ingredienti per il successo sono presenti al completo: una vicenda terribile e viva nella memoria, una scrittura limpida e evocativa al contempo, un autore noto, una casa editrice importante, e poi Roma, la città dei vivi e dei morti, la città eterna e dannata, la città aperta e in decomposizione, orrore e delizia, fasto e marciume. Hanno scomodato tutti il Truman Capote di “A sangue freddo”, ma non ho visto ancora citare “Compulsion” di Meyer Levin ( qui il post), che è stupefacente per le analogie fra le vicende narrate. Ripensando a quel libro mi sono chiesta, senza avere minimamente competenze da criminologa o psichiatra, se esiste una matrice ricorrente, uno schema arcaico fisso nella dinamica dei due assassini che si legano in un rapporto di dominazione e p...

Dove eravamo rimaste? (“Quel tipo di donna” di Valeria Parrella)

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  Valeria Parrella è una donna che non ha paura, una scrittrice militante, una donna bella, impegnata, solare, empatica. Ho letto sue opere molto significative (Lo spazio bianco, Almarina, di cui ho scritto qui ) e la seguo su twitter ( qui ) perché è anche assai simpatica e sa dare una lettura sempre molto lucida alle vicende di attualità, soprattutto quando si parla di donne e parità. Ho superato un mio pregiudizio stantìo (“ perché pubblica questo libro con HarperCollins? la stessa casa editrice di tanti romanzi rosa? “) e ho letto “Quel tipo di donna” d’un fiato, sono poche pagine. Chiuso il volume, ho pensato che bisogna pur pagare le bollette, ho pensato che a volte capita di non sapere bene dove si vuole andare a parare, e ho anche pensato che forse è stata una vendetta sottilissima contro chi ha concesso il premio Strega 2020 al solito Veronesi, con appena 11 voti di scarto (io facevo il tifo per lei, ovviamente). Ho saputo dopo che l’autrice ha scritto questo romanzo duran...

Il sublime, fra di noi (“Guerra e Pace” di Lev Tolstoj)

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  Ho sempre pensato che fosse sconveniente non avere ancora letto “ Guerra e Pace ”, e avevo come un buchino dentro che sentivo di dover riempire. La pandemia mondiale e tutto quello che ancora oggi ne consegue mi hanno dato la spinta necessaria, ma in fondo è soprattutto per amore che all’inizio dell’estate mi sono decisa a intraprendere il viaggio dentro questo romanzo-mondo. Ho scelto l’edizione Garzanti, perché dotata di traduzione dei numerosi dialoghi in francese e sono partita, quasi militaresca, nella lettura. Alla fine ci ho messo quattro mesi, forse anche rallentata dal fatto che questa fase di emergenza sanitaria mondiale ha causato in me, come so in molti altri, una specie di blocco del lettore. Non totale, per fortuna. Oggi però sono contenta di aver percorso queste pagine di scrittura fittissima, carta leggera, dentro un mondo svanito e dipinto dal Tolstoj come in una grande tela.  Sarebbe ridicolo affrontare qui una discussione sul senso dei classici oggi, sul ...

Disperanza rock (“Mesopotamia” di Serhij Žadan)

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Abbiamo scelto questo libro nel gruppo di lettura della mia biblioteca, grazie al suggerimento di un componente del gruppo, raffinato lettore, il cui consiglio abbiamo tutti seguito con entusiasmo. E abbiamo fatto bene, perché alla riunione successiva ci siamo detti che era stata una lettura divertente e rock, malinconica e piena di amore, come ci aspettavamo dal carattere caucasico del suo autore. Serhij Žadan è giovane, ha una rockband, ama i Depeche Mode (e ha intitolato così anche un suo romanzo, uscito in Italia nel 2008), vive in un paese in guerra dal 2014 (guerra dimenticata dai più), ha vinto un sacco di premi internazionali ed è famosissimo nel suo paese e all’estero. Probabilmente è considerato il massimo autore ucraino vivente: a 46 anni non mi sembra poca cosa. Mesopotamia  è la terra fra due fiumi in cui si trova Kharkiv, città dell’autore e ambientazione dei nove racconti che compongono il romanzo (più appendice in versi).  Nove storie passionali e sconclusiona...

Predestinazione ("Prima di noi" di Giorgio Fontana)

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  U n romanzo-fiume dal convincente inizio, che mi ha dapprima inchiodata alla speranza di aver trovato una specie di erede di Bacchelli, e una versione friuliana de " Il mulino del Po ", che a suo tempo fu per me una lettura fantastica e appagante, eterna patria letteraria di Coniglio Mannaro, uno dei personaggi più persistenti nella mia memoria ( e ricorrenti nella mia vita, purtroppo). Speranza che però è andata scemando con il progredire della saga dei Sartori, che di generazione in generazione si spostano in Lombardia e assumono un po' di spocchia classista. Si, sono rimasta delusa, non solo per la progressiva banalizzazione dei personaggi, ma anche del lessico, delle frasi, degli scenari. Una storia bella, una costruzione narrativa per quadri alternati, molto cinematografica, ma una certa delusione per lo sviluppo della vicenda. Per dirla senza pietà: ci sono due fratelli , uno farà l'operaio, uno farà il professore. Perché dal professore nascono figli belli, f...