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Il sublime, fra di noi (“Guerra e Pace” di Lev Tolstoj)

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  Ho sempre pensato che fosse sconveniente non avere ancora letto “ Guerra e Pace ”, e avevo come un buchino dentro che sentivo di dover riempire. La pandemia mondiale e tutto quello che ancora oggi ne consegue mi hanno dato la spinta necessaria, ma in fondo è soprattutto per amore che all’inizio dell’estate mi sono decisa a intraprendere il viaggio dentro questo romanzo-mondo. Ho scelto l’edizione Garzanti, perché dotata di traduzione dei numerosi dialoghi in francese e sono partita, quasi militaresca, nella lettura. Alla fine ci ho messo quattro mesi, forse anche rallentata dal fatto che questa fase di emergenza sanitaria mondiale ha causato in me, come so in molti altri, una specie di blocco del lettore. Non totale, per fortuna. Oggi però sono contenta di aver percorso queste pagine di scrittura fittissima, carta leggera, dentro un mondo svanito e dipinto dal Tolstoj come in una grande tela.  Sarebbe ridicolo affrontare qui una discussione sul senso dei classici oggi, sul ...

Disperanza rock (“Mesopotamia” di Serhij Žadan)

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Abbiamo scelto questo libro nel gruppo di lettura della mia biblioteca, grazie al suggerimento di un componente del gruppo, raffinato lettore, il cui consiglio abbiamo tutti seguito con entusiasmo. E abbiamo fatto bene, perché alla riunione successiva ci siamo detti che era stata una lettura divertente e rock, malinconica e piena di amore, come ci aspettavamo dal carattere caucasico del suo autore. Serhij Žadan è giovane, ha una rockband, ama i Depeche Mode (e ha intitolato così anche un suo romanzo, uscito in Italia nel 2008), vive in un paese in guerra dal 2014 (guerra dimenticata dai più), ha vinto un sacco di premi internazionali ed è famosissimo nel suo paese e all’estero. Probabilmente è considerato il massimo autore ucraino vivente: a 46 anni non mi sembra poca cosa. Mesopotamia  è la terra fra due fiumi in cui si trova Kharkiv, città dell’autore e ambientazione dei nove racconti che compongono il romanzo (più appendice in versi).  Nove storie passionali e sconclusiona...

Predestinazione ("Prima di noi" di Giorgio Fontana)

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  U n romanzo-fiume dal convincente inizio, che mi ha dapprima inchiodata alla speranza di aver trovato una specie di erede di Bacchelli, e una versione friuliana de " Il mulino del Po ", che a suo tempo fu per me una lettura fantastica e appagante, eterna patria letteraria di Coniglio Mannaro, uno dei personaggi più persistenti nella mia memoria ( e ricorrenti nella mia vita, purtroppo). Speranza che però è andata scemando con il progredire della saga dei Sartori, che di generazione in generazione si spostano in Lombardia e assumono un po' di spocchia classista. Si, sono rimasta delusa, non solo per la progressiva banalizzazione dei personaggi, ma anche del lessico, delle frasi, degli scenari. Una storia bella, una costruzione narrativa per quadri alternati, molto cinematografica, ma una certa delusione per lo sviluppo della vicenda. Per dirla senza pietà: ci sono due fratelli , uno farà l'operaio, uno farà il professore. Perché dal professore nascono figli belli, f...

Di te non saprò niente (“Città sommersa” di Marta Barone)

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  “Qualche giorno dopo mi venne in mente un’altra immagine senza contesto: mio padre, a casa mia, che nel corso di chissà quale conversazione mi diceva con un sorrisetto esitante, guardandomi di sbieco: “Un giorno scriverai un libro su tuo padre”. Io avevo sbuffato. “Ma per carità di Dio.” Alla fine era riuscito a incastrarmi. Di Padri. Di Figlie. Di Madri. Di Figli. Di Famiglia. La letteratura scoppia di rapporti familiari di tutti i tipi, di legami e di rotture, di amore, odio, vita e morte, dentro quell’universo asfittico e immenso che ogni famiglia rappresenta: alla fin fine sempre da lì arriva il nocciolo più nascosto di ognuno di noi. Quello più vicino alla verità. Posto che abbia un senso cercarla. E ammesso che esista qualcosa come la verità, in grado di darci quelle risposte che ci consentano di dormire senza sogni, pacificati. Marta Barone ha trovato un modo per indagare di suo padre, un padre impegnativo, un padre speciale, come lo sono tutti per chi hanno generato, pr...

Basta poco per volersi bene (“Almarina” di Valeria Parrella)

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Valeria Parrella è una di quelle persone a cui ridono gli occhi. E non penso che sia un caso, poiché ho trovato empatia e grande umanità in ogni suo libro. Con “Almarina” è arrivata in finale al Premio Strega: non che questo sia una garanzia di valore letterario, ma credo che abbia contribuito ad accrescerne la popolarità, sebbene sia già nota, anche per la sua attività in rete, dove non si nega mai e spesso anzi prende posizioni decise (su Twitter, in particolare). Valeria Parrella è anche e soprattutto napoletana, e Napoli è molto presente nei suoi lavori, incluso “Almarina”. Una Napoli non calligrafica né stereotipata : la Napoli di Valeria Parrella non è quella di Saviano né quella di Elena Ferrante, senza che questo significhi che una è più vera o credibile delle altre. In Almarina c’è una Napoli discreta, tutta intorno a Nisida e al carcere minorile in cui si svolge la vicenda, ed è una Napoli fatta di inverno, caffè, persone, solitudini. “Almarina” è una storia di relazioni c...

Come lacrime nella pioggia ("Io sono vivo, voi siete morti" di Emmanuel Carrère)

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Carrère è riuscito a creare un modello tutto suo nel comporre biografie atipiche di personaggi pazzeschi: basta menzionare "Limonov" o "L'avversario" per capire subito di cosa sto parlando. Come a volte mi capita, ho attraversato una fase di grande esaltazione per questo autore francese, leggendo molto di quello che ha scritto (quasi tutto). Con il tempo la passione si è un po' sbiadita, l'amore è diventato una bella amicizia, e questa lettura, per quanto stimolante e intelligente, non ha tuttavia riacceso il fuoco dell'amore. Questa volta si tratta della biografia di Philip K. Dick, la vita pazza e sconclusionata di un grande autore di fantascienza, paranoico e ossessionato, dipendente da farmaci e anfetamine, infantile e inconcludente, in grado di trasformare la propra insoddisfacente realtà, fatta di incubi e problemi economici, in labirintica fantascienza. Carrère, appassionato cultore di P.K. Dick, descrive magnificamente la sua vita, senza nasc...

Epidemie ("Nemesi" di Philip Roth)

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C'è spesso, nella produzione narrativa di Philip Roth, una grande attenzione al vigore fisico e alla inevitabile decadenza del corpo, sia essa dovuta alla malattia o alla senescenza. Anche in questo romanzo, l'ultimo pubblicato, insieme all'annuncio del ritiro dalla scena letteraria, una delle scene più potenti è la descrizione perfetta del lancio del giavellotto di Bucky Cantor, il protagonista, posta in chiusura del romanzo. Bucky è un personaggio imprigionato dal suo stesso senso del dovere, l'esempio perfetto di spirito vitale che lotta contro l'imperscrutabilità del fato. Lotta e soccombe, maledicendo un Dio che non comprende e nel quale non ha più fede. Di fronte a un'epidemia di poliomelite che nel 1944 colpisce il quartiere ebreo di Newark (patria reale, simbolica, affettiva e letteraria di Roth) e si accanisce soprattutto sui bambini, Mr. Cantor non riesce a darsi pace, il suo senso di colpa lo persegue fino a spingerlo a una nemesi i...