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Di te non saprò niente (“Città sommersa” di Marta Barone)

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  “Qualche giorno dopo mi venne in mente un’altra immagine senza contesto: mio padre, a casa mia, che nel corso di chissà quale conversazione mi diceva con un sorrisetto esitante, guardandomi di sbieco: “Un giorno scriverai un libro su tuo padre”. Io avevo sbuffato. “Ma per carità di Dio.” Alla fine era riuscito a incastrarmi. Di Padri. Di Figlie. Di Madri. Di Figli. Di Famiglia. La letteratura scoppia di rapporti familiari di tutti i tipi, di legami e di rotture, di amore, odio, vita e morte, dentro quell’universo asfittico e immenso che ogni famiglia rappresenta: alla fin fine sempre da lì arriva il nocciolo più nascosto di ognuno di noi. Quello più vicino alla verità. Posto che abbia un senso cercarla. E ammesso che esista qualcosa come la verità, in grado di darci quelle risposte che ci consentano di dormire senza sogni, pacificati. Marta Barone ha trovato un modo per indagare di suo padre, un padre impegnativo, un padre speciale, come lo sono tutti per chi hanno generato, pr...

Basta poco per volersi bene (“Almarina” di Valeria Parrella)

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Valeria Parrella è una di quelle persone a cui ridono gli occhi. E non penso che sia un caso, poiché ho trovato empatia e grande umanità in ogni suo libro. Con “Almarina” è arrivata in finale al Premio Strega: non che questo sia una garanzia di valore letterario, ma credo che abbia contribuito ad accrescerne la popolarità, sebbene sia già nota, anche per la sua attività in rete, dove non si nega mai e spesso anzi prende posizioni decise (su Twitter, in particolare). Valeria Parrella è anche e soprattutto napoletana, e Napoli è molto presente nei suoi lavori, incluso “Almarina”. Una Napoli non calligrafica né stereotipata : la Napoli di Valeria Parrella non è quella di Saviano né quella di Elena Ferrante, senza che questo significhi che una è più vera o credibile delle altre. In Almarina c’è una Napoli discreta, tutta intorno a Nisida e al carcere minorile in cui si svolge la vicenda, ed è una Napoli fatta di inverno, caffè, persone, solitudini. “Almarina” è una storia di relazioni c...

Come lacrime nella pioggia ("Io sono vivo, voi siete morti" di Emmanuel Carrère)

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Carrère è riuscito a creare un modello tutto suo nel comporre biografie atipiche di personaggi pazzeschi: basta menzionare "Limonov" o "L'avversario" per capire subito di cosa sto parlando. Come a volte mi capita, ho attraversato una fase di grande esaltazione per questo autore francese, leggendo molto di quello che ha scritto (quasi tutto). Con il tempo la passione si è un po' sbiadita, l'amore è diventato una bella amicizia, e questa lettura, per quanto stimolante e intelligente, non ha tuttavia riacceso il fuoco dell'amore. Questa volta si tratta della biografia di Philip K. Dick, la vita pazza e sconclusionata di un grande autore di fantascienza, paranoico e ossessionato, dipendente da farmaci e anfetamine, infantile e inconcludente, in grado di trasformare la propra insoddisfacente realtà, fatta di incubi e problemi economici, in labirintica fantascienza. Carrère, appassionato cultore di P.K. Dick, descrive magnificamente la sua vita, senza nasc...

Epidemie ("Nemesi" di Philip Roth)

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C'è spesso, nella produzione narrativa di Philip Roth, una grande attenzione al vigore fisico e alla inevitabile decadenza del corpo, sia essa dovuta alla malattia o alla senescenza. Anche in questo romanzo, l'ultimo pubblicato, insieme all'annuncio del ritiro dalla scena letteraria, una delle scene più potenti è la descrizione perfetta del lancio del giavellotto di Bucky Cantor, il protagonista, posta in chiusura del romanzo. Bucky è un personaggio imprigionato dal suo stesso senso del dovere, l'esempio perfetto di spirito vitale che lotta contro l'imperscrutabilità del fato. Lotta e soccombe, maledicendo un Dio che non comprende e nel quale non ha più fede. Di fronte a un'epidemia di poliomelite che nel 1944 colpisce il quartiere ebreo di Newark (patria reale, simbolica, affettiva e letteraria di Roth) e si accanisce soprattutto sui bambini, Mr. Cantor non riesce a darsi pace, il suo senso di colpa lo persegue fino a spingerlo a una nemesi i...

Mamma Resistenza ("L'Agnese va a morire" di Renata Viganò)

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E' bello leggere cosa sia stata la Resistenza nei suoi aspetti quotidiani, soprattutto attraverso gli occhi di una donna come l'Agnese. Questa è una storia fatta di fatica, fango, nebbia e scarpe bagnate. Di rabbia, zanzare e sangue, di sentimenti materni e di fede semplice nella giustizia. Di paura e di sconforto, di miseria e coraggio. Agnese è un personaggio immenso, bellissimo, anche se parla poco, non è istruita e si sente molto insicura delle sue idee. Di lei non abbiamo un grande ritratto psicologico ma è una donna che vorresti abbracciare, stringere forte e far sentire nel giusto. Perché lo è, e il suo modo di stare dalla parte giusta è il più sincero che si possa immaginare. Anche se è grossa e non più giovane, te la immagini sempre affaccendata nella vestaglia vezzosa che i partigiani hanno rubato in una casa di collaborazionisti: all'inizio si vergogna un po' ma poi la indossa e non ci fa più caso, la scorgi nella nebbia con quella veste chiassosa che ...

Languir d'ennui ("Bianco" di Bret Easton Ellis)

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Non sono mai stata così fan di Easton Ellis da avere una giustificazione credibile: perché ho letto questa sua ultima pubblicazione, potendo leggere molte altre cose più significative? A un certo punto il marketing editoriale mi ha fagocitato e la curiosità ha fatto il resto. Non che mi abbia arrecato danno, intendiamoci. Le promettenti premesse erano : "finalmente una grande confessione dell'autore di American Psycho, dalla riflessione sui social e sul conformismo, dai processi sommari contro le opinioni alla dittatura dei like e del consenso immediato". La realtà invece è stata : "sprazzi di brillanti riflessioni annegate nell'ego dell'autore, noto anticonformista e bastian contrario, che come tutti coloro che invecchiano (male) non è esente dal pensare che i giovani millennial sono tutti inetti e ignavi". Non aggiungerei altro. Ah sì, c'è anche qualche impopular opinion su Donald Trump. Godibile a tratti, ma innegabilmente evitabile. * Bianc...

Non si può rifare la realtà (“Everyman” Di Philip Roth)

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Sto rileggendo molte cose di Roth, altre devo ancora affrontarle per la prima volta. Seguo il desiderio di voler sapere tutto della sua opera, di conoscerla alla perfezione per amarla sempre di più. Ho anche capito che in una fase come quella che stiamo vivendo, di quarantena e di emergenza sanitaria e sociale, leggere Roth mi cattura, ed è quello che vado cercando. Everyman è una rilettura, illuminante proprio in questo suo ritornare. Si tratta di un racconto lungo (o romanzo breve) che attraverso il titolo evoca un noto morality play inglese della fine del Quattrocento. Il protagonista non ha nome, è l’uomo qualunque (o meglio è l’uomo che tutti potremmo essere), che compie la sua galoppata nella vita, andata e ritorno dalla sua stessa morte. Il pensiero della morte si snoda lungo tutto il racconto, ma non una morte intesa come il vuoto che tutto inghiotte. Una cosa che la morte non potrà cancellare è l’aver vissuto di un uomo, i suoi errori, il suo viaggio dentro l...