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Non si può rifare la realtà (“Everyman” Di Philip Roth)

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Sto rileggendo molte cose di Roth, altre devo ancora affrontarle per la prima volta. Seguo il desiderio di voler sapere tutto della sua opera, di conoscerla alla perfezione per amarla sempre di più. Ho anche capito che in una fase come quella che stiamo vivendo, di quarantena e di emergenza sanitaria e sociale, leggere Roth mi cattura, ed è quello che vado cercando. Everyman è una rilettura, illuminante proprio in questo suo ritornare. Si tratta di un racconto lungo (o romanzo breve) che attraverso il titolo evoca un noto morality play inglese della fine del Quattrocento. Il protagonista non ha nome, è l’uomo qualunque (o meglio è l’uomo che tutti potremmo essere), che compie la sua galoppata nella vita, andata e ritorno dalla sua stessa morte. Il pensiero della morte si snoda lungo tutto il racconto, ma non una morte intesa come il vuoto che tutto inghiotte. Una cosa che la morte non potrà cancellare è l’aver vissuto di un uomo, i suoi errori, il suo viaggio dentro l...

La vita degli altri (“Stoner” di John Williams)

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Sembra a tutti così piatta questa esistenza di William Stoner che, a leggere in giro recensioni e critiche, rischia lui stesso di diventare il simbolo antonomastico della vita noiosa. Eppure, quando finalmente ho letto questo romanzo, ho trovato un ragazzo povero che riesce a prezzo di grandi sacrifici a laurearsi, a diventare un docente universitario (ancorché senza grandi prospettive di carriera accademica, ma senza dubbio con tanta passione), a farsi una sconclusionata famiglia (le famiglie sono tutte tolstoianamente infelici), a vivere una passionalissima storia d’amore, a duellare professionalmente con un collega. In tutta sincerità, dove sta la noia? Certo, Stoner sposerà una grandissima stronza, senza avere mai né il coraggio né la voglia di liberarsene. Ma davvero si pensa che non sia la stessa condizione di migliaia di altri uomini? Avrà poca determinazione per prendere in mano la sua carriera, lascerà che la sua storia d’amore soccomba di fronte al moralismo e a...

Estasi è donna ("Io, Partenope" di Sebastiano Vassalli)

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Come ho già avuto modo di raccontare qui , la figura di Sebastiano Vassalli mi ha molto affascinato, sia per l'estrema nitidezza dello scrivere sia per l'ombrosità del carattere. Da tempo ero quindi interessata a capire se, al di là del suo capolavoro ( La chimera ), il suo talento si fosse manifestato anche in altri modi, in altre storie. Qui, come ne La chimera , la ricostruzione storica è precisissima, anche se meno palese, meno esplicitata nello sviluppo della narrazione. Il periodo in cui si svolge la vicenda di Giulia Di Marco, Suor Partenope, è il primo Seicento, epoca di luci abbaglianti e tenebre oscurissime. Il riferimento iconografico è il meraviglioso gruppo scultoreo del Bernini , "L'estasi di Santa Teresa", di cui si dice che Giulia Di Marco fu ispiratrice e virtuale modella. La storia di Suor Partenope è avvincente, cinematografica, se non altro nella prima parte, dedicata alla sua infanzia molisana e alla sua ascesa in una Napoli mistica e pa...

Una vestaglia rossa per morire ("La vita davanti a sé" di Romain Gary)

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E' un'epoca di grande difficoltà nel leggere e ancora più grande difficoltà nello scrivere. Pur tuttavia, sono giunta a fine di questo romanzo, che avevo in animo di leggere da tempo. Pazienza se il mio commento sarà breve e poco meditato. Son tempi afasici. Romain Gary si è tolto la vita nel 1980, con una vestaglia di seta rossa appena acquistata, affinché non fosse troppo oscena la vista del sangue, dato che aveva deciso di spararsi un colpo di pistola in testa. Ha lasciato un biglietto con scritto : «Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove» . Subito, anzi prima di subito, ho pensato a Cesare Pavese (" non fate troppi pettegolezzi "), e questo è bastato per spingermi a leggere il libro più noto di questo autore. Per completezza, Jean Seberg era la sua giovane ex moglie, attrice, morta suicida l'anno prima (trovata nuda e sbronza dentro un'automobile). La stessa biografia di Gary sembra uscita dal...

Si, viaggiare (“La misura eroica” di Andrea Marcolongo)

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Il mito degli Argonauti è uno dei più affascinanti della Grecia Antica, il topos letterario (anzi il τόπος) del viaggio come percorso di formazione e rito di passaggio è uno dei più frequentati di tutti i tempi, quindi la materia è sicuramente abbondante e densa di possibilità narrative, di spunti di riflessione, di ipotesi di distillazione filosofica. Eppure avrei preferito un registro meno “tuttologico” : dall’etimologia all'introspezione emotiva con ambizioni universali, mi pare un po’ troppo per lo stesso libro e per la stessa autrice, seppur coraggiosa, giovane e brava. Andrea Marcolongo ama le parole e le sa usare, su questo non c’è dubbio alcuno. Certo, essere stata la creatrice dell’espressione “Generazione Telemaco” quando era una delle ghost writer di Matteo Renzi, ci fa capire che il pallino è sempre quello, così come si intuisce il fatto di provenire dalla scuola di Baricco (tutto ciò un po’ di pregiudizio me lo ha instillato, sono onesta). Comunque, dett...

Lunga vita al Re ("Dolores Claiborne" di Stephen King)

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Chi non ama Stephen King è un ladro o una spia. Partiamo da questo presupposto. Impossibile non adorare questo settantatreenne che twitta allegramente contro Trump dalla sua casa nel Maine. Epica l'affermazione: "la sua presidenza è più spaventosa dei miei romanzi" . Stephen King è simpaticissimo e ha una grande ammirazione per le donne, che nei suoi romanzi sono spesso figure cruciali (nel bene e nel male). Forse anche a causa di una madre che lui ha adorato, impegnatissima in mille lavori per mantenere i due figli dopo essere stata lasciata dal marito, ma sempre in grado di sfamarli, anche attraverso la musica e la letteratura. E non tralascerei la moglie, Tabitha, poetessa conosciuta all'università, sua fondamentale compagna e grande motivatrice. Troppo semplicistico, probabilmente, ma a me piace pensarla così. Per questo, "Dolores Claiborne" è un romanzo che ho amato, tanto quanto la protagonista, questa signora di 65 anni che racconta come un fiu...

Confusa e infelice (“La grande casa” di Nicole Krauss)

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Avrei dovuto diffidare subito, fin dalla copertina che riportava una frase del New York Press riferita all’autrice come “la più probabile erede di Philip Roth”. Bum! Se fossi meno ingenua avrei controllato e scoperto che il New York Press era un tabloid a distribuzione gratuita che si trovava nelle metropolitane e nei locali newyorkesi fino al 2011 (mentre oggi esiste solo in versione on line). Insomma non esattamente il “New Yorker” o il “New York Times” … e forse la casa editrice (Guanda) ci ha giocato un po’. Per fortuna ho scoperto solo dopo aver letto il libro che Nicole Krauss è stata per 10 anni la moglie di Jonathan Safran Foer (qualcuno ha visto nel romanzo “ Eccomi ” un accenno alla loro separazione. Per inciso mi era piaciuto): forse avrebbe influenzato il mio pensiero, non so. Meglio aver evitato. In ogni caso il curriculum dell’autrice è di tutto rispetto, ma ho trovato questo romanzo sconclusionato e in parte noioso. L’escamotage della misteriosa scrivania piena di...