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Una brava ragazza ("Lucky" di Alice Sebold)

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Di storie di violenze ne abbiamo lette tante. Abbiamo visto film, a volte terribilmente crudi nel rappresentare la realtà di uno stupro (volendo ne potremmo elencare decine: mi limito a "Sotto accusa" ovviamente, ma anche a "Boys don't cry"), abbiamo seguito serial infarciti di violenze (Il Trono di Spade ad esempio è strapieno di stupri), documentari e docu-fiction su vicende di cronaca diventate in alcuni casi ormai storia (dal delitto del Circeo a quello di Macerata). Dovremmo esserci abituate. Quotidianamente apprendiamo notizie di violenze a carattere sessuale. L'agghiacciante statistica delle donne che sono state molestate ci racconta di un fenomeno esteso che non risparmia nessuna. Potremmo quindi anche dirci che non c'è nulla di nuovo in un libro che racconta uno stupro. Invece ogni volta è un tassello in più di consapevolezza, un'occasione in più di comprensione. In questo caso crolla anche ogni elemento voyeuristico: non è la dettagliata...

No rain no flowers ("La morte del padre" di Karl Ove Knausgård)

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Il consiglio di intraprendere la lunga e oscura strada che si addentra nell'opera di Knausgård mi è giunto da un valoroso amico di letture, che come me ama il vagabondaggio fra i libri. Intanto voglio subito ringraziarlo: forse senza il suo suggerimento non avrei scoperto questo autore, o forse ci sarei arrivata chissà fra quanto tempo, perdendo quella sensazione di necessità che mi ha dato la lettura di questo libro. "Necessità" nel senso che era una lettura necessaria in questa fase della mia vita. E questa è una condizione irripetibile, perché le cose fluiscono e non ci sarà mai più un momento così perfetto. Ma per restare più concreti e non scivolare troppo sul privato, dico anche che: "adulto è colui che smette di cercare i propri genitori ovunque, e ciò che loro non hanno saputo o potuto dare" ** . In questo primo volume della monumentale autobiografia di Knausgård (che si compone di sei volumi, di cui per ora solo 5 tradotti e pubblicati in italiano)...

La mela e l’albero (“Il castello di vetro” di Jeannette Walls)

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Il mio viaggio di esplorazione nel mondo delle famiglie disfunzionali, disastrate e infelici prosegue. Ed ecco una nuova tappa, con questo best seller americano da milioni di lettori, che ha avuto anche un recente adattamento cinematografico (che ancora però non ho visto). Forse avevo qualche pregiudizio quando ho intrapreso la lettura, e mi sono resa conto terminando il libro, che dipendeva dal modo che stampa, critici e recensori vari hanno avuto di descrivere questa vicenda e la vita dell’autrice . Si nota una incomprensibile generalizzata esaltazione del lato romantico della storia: io sono invece rabbrividita spesso e volentieri leggendo le vicende che hanno coinvolto questi 4 bambini, fra cui l’autrice, che hanno avuto la sorte di essere stati messi al mondo da due adulti incapaci di badare anche a se stessi. Non sono riuscita a provare empatia verso questa madre bipolare e terribilmente egoista, né verso il padre alcoolizzato, anche se raffigurato attraverso lo sg...

Phenomena (“Persone normali” di Sally Rooney)

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L’unica cosa certa è che c’è stata una innegabile evoluzione. Il primo romanzo di Sally Rooney, giovane scrittrice irlandese che è diventata (inspiegabilmente a mio avviso) un fenomeno conosciuto pressoché in tutto il mondo, è stato davvero fastidioso da leggere (era "Parlarne tra amici" e ne ho parlato qui ). Mi sono avventurata a leggere il secondo perché sono una persona normale anche io, tendente alla credulità: mi avevano rassicurato tutti i pareri entusiastici che avevo visto in giro, addirittura “The Guardian” che riportava la definizione “la Salinger della Generazione Snapchat" ... avrei dovuto annusare qualcosa.  Il risultato è un grosso “mah!?”. Romanzo migliore del primo ma non certo una pietra miliare della letteratura. Vorrei evitare di gridare al miracolo così come di indignarmi per l’impostura. Non si tratta né dell’una cosa né dell’altra. E’ piuttosto uno dei millemila romanzi che leggeremo e dimenticheremo presto, scritto da una ventottenne sicura...

Libera di essere diversa (“La straniera” di Claudia Durastanti)

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Mi sono messa a leggere “La straniera” di Claudia Durastanti con un certo piacere, perché è una giovane scrittrice e talentuosa, perché mi potevo poi vantare di aver letto almeno uno dei finalisti al Premio Strega di quest’anno (e non avevo tuttavia intenzione di leggere Missiroli), e perché dalle poche sintesi lette in giro, mi piaceva il tema del libro, in gran parte incentrato sulla diversità. Si tratta (come spesso mi capita di prediligere ormai da tempo) di una storia familiare, di una famiglia sconclusionata: quella formata dei genitori dell’autrice, sordomuti, scalpitanti e complicati. E’ iniziata benissimo la mia avventura in questo libro, ben scritto e denso di pensieri su cui soffermarsi: ho amato molto la prima parte in cui si narra la storia dei genitori, di come si sono conosciuti e amati, di come hanno affrontato la vita. E così anche le storie di una Claudia bambina, un po’ in Italia e un po’ in America, sradicata e pensierosa. Poi a un certo pun...

La ragazza del 1958 (“Memoria di ragazza” di Annie Ernaux)

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Purtroppo non ho ancora avuto modo di parlare del grande piacere che mi deriva dalla lettura dei libri di Annie Ernaux, perché quando ho letto “Gli anni”, “Il Posto” e “L’altra figlia” non avevo ancora cominciato a tenere un blog-diario delle letture. “Annie Ernaux è il nome di un puzzle i cui pezzi formano ormai, libro dopo libro, una delle opere letterarie più importanti dei nostri tempi.” Così scrive Le Nouvel Observateur, e in effetti, leggendo nel corso degli anni i suoi libri, la sensazione è quella di visitare le stanze di un museo emotivo dedicato alla sua vita, alla sua famiglia, al tempo personale e ai tempi collettivi che l’autrice ha attraversato. Anche in “Memoria di ragazza” infatti è la stessa Annie a scandagliare se stessa, una se stessa diciottenne ragazzina e poi giovane donna, con l’incredibile abilità di recuperare, più di 50 anni dopo, come in una specie di transfert, il modo di pensare e di sentire di una ragazza alle prese con l’amore, il sesso, la ...

Decomposizione (“Gli esclusi” di Elfriede Jelinek)

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Quando la Jelinek vinse il Nobel per la letteratura, nel 2004, seguirono molte polemiche: la stessa decisione dell’Accademia svedese fu controversa, al punto che un membro della Commissione si dimise per protesta Non fa sconti questa scrittrice, e lo sapevo ancora prima di leggere qualcosa di suo, solo per aver visto “La pianista”, il film di Michael Haneke tratto da uno dei suoi libri più noti, in cui il ruolo della protagonista è interpretato da Isabelle Huppert. E’ una donna misteriosa, affetta da “fobia sociale”, da sempre scomoda per le denunce che fa attraverso le sue opere. I suoi testi sono oscuri, provocatori, disvelatori della perversa ipocrisia di una società intrisa di perbenismo e repressa come quella austriaca. Parla di sesso e di crudeltà con lucidità e con sincerità spietata, non ci risparmia molto Elfriede Jelinek, non nasconde i lati più oscuri della natura umana. “Gli esclusi” è una sua opera del 1980, pertanto una delle prime, tradotta in italiano però solo...