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Famiglie miste ("Siamo tutti completamente fuori di noi" di Karen Joy Fowler)

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Di questo libro e della sua autrice non sapevo nulla. L'ho aperto attirata solo dalla sintesi sul retro di copertina (c'erano almeno due parole-chiave attivatrici di alert per il mio cervello: sorelle, famiglia disfunzionale) e quindi ho potuto leggerlo senza alcun pregiudizio o opinione precostituita. Il primo aggettivo che mi è venuto non appena l'ho finito è stato "intelligente". Non voglio svelare molto della trama perché toglierei il gusto della scoperta ( e in questo caso è davvero una scoperta molto particolare), mi limito a dire che la voce narrante è quella di Rosemary, sorella e figlia in una famiglia un po' incasinata dopo la perdita (sparizione?) dell'altra figlia, Fern. Rosemary resta sola con i genitori, poiché sparirà anche il fratello Lowell: tutti e tre sommersi dal proprio soffrire, cercando di elaborare questa specie di lutto ognuno a modo proprio, e tutti alle prese con i propri sensi di colpa. La successione del racconto non segue ...

Sophisticated Lady (“Una perfetta felicità” di James Salter)

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Una lettura senza grosse pecche né grosse qualità. Non sapevo assolutamente niente dell’autore (un ex pilota diplomato a West Point, ho appreso dopo): ha attirato la mia attenzione solo perché dalla quarta di copertina ho capito che si trattava di “infelicità dorata” e “esistenze perfette logorate dal tempo” (cit.) e la mia passione per le famiglie disfunzionali (letterarie s’intende) ha fatto il resto. A tratti mi è tornato alla mente Revolutionary Road (di Richard Yates) , ma solo per constatare che in quel caso si transitava su maggiori altitudini. Incomparabili. La protagonista femminile, Nedra, che nelle intenzioni dell’autore credo voglia essere una donna speciale, libera, indipendente e ribelle, ha finito per starmi un po’ sul gozzo. Come sempre ci sta che il problema sia mio eh, però degli anni Cinquanta e della New York fascinosissima di quelli anni non si coglie lo spirito, i personaggi sono in alcuni casi viziati e insulsi, in altri pavidi, spesso incolori. Non nego ...

Come un giglio fra i cardi (“La vegetariana” di Han Kang)

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Sono stata così catturata dalla prima lettura che ho fatto di questa autrice (si trattava di Atti umani , di cui ho parlato qui ), che ho subito iniziato con fiducia i suo libro più noto, o almeno quello con cui ha raggiunto la notorietà in Italia. Tuttavia La vegetariana , nel mio cuore, non ha generato lo stesso sconquasso del precedente, anche se ne riconosco il fascino misterioso e una vena magica e mistica tutta orientale. La protagonista, Yeong-Hye, richiama alla memoria più di un personaggio di Murakami, ma siamo a mio parere parecchi gradini sopra. Anzi, oltre. Resta un nucleo di mistero insondabile su di lei, sulla sua scelta di nutrirsi solo di vegetali e alla fine solo di luce e aria, quasi come a voler diventare vegetale essa stessa. Tutto accade dopo un sogno, ed è solo così che Yeong-Hye riesce a motivare la sua scelta, anche se nessuno sembra in grado di capire. La carne è sangue, il sangue è violenza: c’è chi ha spiegato così il suo rifiuto, ma sarebbe semplicistico ...

La demenza della nostra era (“Niente di personale” di Roberto Cotroneo)

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Sarebbe esagerato definire Cotroneo “l’ultimo degli intellettuali” , ma con questo libro non può che staccarsi di parecchie lunghezze dal rumore di fondo. E’ un romanzo complesso, sincopato tra passato e presente, con molta autobiografia e una scrittura curatissima. In alcune interviste l’autore ha dichiarato di aver voluto raccontare quel momento in cui il nostro paese è cambiato senza rimedio: gli anni ottanta da cui parte la vicenda del protagonista ( Cotroneo stesso o un alter -ego, non ha importanza) sono stati il canto del cigno della politica e della cultura intese come forze progettuali e costruttrici. Oggi viviamo un ipertrofico presente, come chi ha perso la curiosità verso ciò che è stato per concentrarsi esclusivamente su un esibizionismo fine a se stesso. Gli intellettuali non hanno più il ruolo che hanno avuto in passato (da Pasolini a Calvino, a Fenoglio, a Sciascia, a Eco), di coscienza critica e e culturale del paese. Il romanzo approfitta del viaggio nella memoria d...

Girotondo mortale (“Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie)

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E’ il giallo più letto nel mondo, è forse il libro più noto (e venduto) della Christie, è un perfetto mix di generi : giallo, thriller, fiaba gotica, mistery. Non l’avevo mai letto e ho colmato questa lacuna scoprendo un piccolo gioiello. Mi sono divertita a scoprire tanti dettagli che hanno ispirato i registi di numerosi film: la filastrocca infantile, l’isola e il gruppo di persone che vengono eliminate ad una ad una, il giudice, gli enigmi nascosti che suggeriscono il modo con cui verranno uccisi i personaggi, etc. Ci sono tantissime suggestioni, tanti riferimenti e richiami alle fonti più disparate: dalla Divina Commedia alle fiabe popolari, da Lewis Carroll a Spoon River e via e via. Su tutta la vicenda e sui personaggi, finché restano in vita, aleggia il senso di colpa: nessuno è innocente, tutti hanno qualcosa di cui vergognarsi o pentirsi. L’atmosfera è soffocante, misteriosa, mentre la narrazione ha quasi un andamento da favola. L’autrice indulge nel far intravedere il volt...

Polifonia di un massacro ("Atti umani" di Han Kang)

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Atti Umani è un libro sulla "Tienanmen coreana", così come è stato definito il massacro di Gwangju, avvenuto il 18 maggio del 1980, in Corea del Sud. La vicenda era per me sconosciuta ( e penso lo sia per molti lettori italiani: qui   il sito del Memoriale/Archivio storico dedicato alla rivolta democratica del 18 maggio) e ha evocato nella mia testa sinistre analogie con studenti torturati in italianissime caserme genovesi, oltre che la memoria di un bellissimo libro letto tempo fa, Gridavano e piangevano di Roberto Settembre. Ma non voglio rischiare di perdere il baricentro della mia riflessione su quest'opera: è un libro sul dolore e sulle tante voci che lo compongono. E' un libro su come sia possibile raccontare un dramma senza essere drammatici. E' un libro fatto di sette punti di vista, sette storie incastrate una dentro l'altra come matrioske, sette cerchi concentrici intorno a un massacro, sette vite intrecciate dalla morte. E' un libro pol...

I diavoli in corpo (“Bontà” di Walter Siti)

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Quando scrivi molto e sei in una fase avanzata della tua carriera, lunga e gloriosa, va a finire che ripeti te stesso. Così mi pare accada a Walter Siti, del quale non ho letto tutta la bibliografia, ma in quei 4 o 5 libri che ho letto non ho avuto difficoltà a ritrovare sempre gli stessi temi-feticcio. Il sesso mercenario, l’ossessione per i ragazzi-di-vita epigoni dei pasoliniani, tutti palestra e cocaina, il decadimento del corpo, la vecchiaia, i nidi di serpi negli ambienti lavorativi (in questo caso l’editoria), il grottesco e la misoginia, il dolore e la discesa all’inferno. Il tutto elaborato con una maestria letteraria fuori discussione, e anche con la possibilità di spunti di pensiero e di stile di un livello molto alto: la grandezza di Siti è acclarata. Anche nella storia del protagonista Ugo e della sua vita infelice ci sono momenti di rivelazione sublime e di grazia inafferrabile. Tuttavia, in questo “Bontà” (che poi si occupa principalmente della cattiveria) mi è parso...