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L'acqua in cui nuotiamo ("La morte della verità" di Michiko Kakutani)

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Per chi ama la letteratura americana contemporanea Michiko Kakutani è una specie di istituzione, un po' come Anna Wintour di Vogue per i patiti della moda. Sono di parte per cui dico che Michiko è molto più simpatica della Wintour (sulla fiducia) e possiede sicuramente un intelletto e una cultura letteraria unici. Insomma ne sono una ammiratrice abbastanza convinta. Critica letteraria del New York Times per tantissimi anni, nota per il suo rigore e la sua serietà, sia nelle stroncature sia negli apprezzamenti verso scrittori come Franzen, Foster Wallace, MacEwan, etc. " La morte della verità " è il suo primo libro, e già questo la rende grandiosamente coerente: ha atteso di andare "in pensione" (non scrive più sul NYT dal 2017) prima di pubblicare. Ne conoscete altri così? Si tratta di un saggio brillantissimo sulla menzogna e la decostruzione della verità nell'era di Trump (ma si cita anche l'Italia di Salvini). Non è semplice, né indicato, riassume...

Bildungsroman ("L'idiota" di Elif Batuman)

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L'idiota di Elif Batuman è un libro svagato, tenero, delicato, molto intelligente. Una polaroid di un mondo molto particolare, quello dei teenager e dei ventenni degli anni Novanta, molto dotati intellettualmente e alle prese con amore/futuro/amicizia/speranze/carriera/famiglia/mondo. Selin, la protagonista, matricola ad Harvard di origine turca, potrebbe stare tra Il giovane Holden e La campana di vetro , opportunamente depurati dalla dimensione tragica e di ribellione. La scoperta del crescere per Selin è tutta nella grande differenza tra le parole (quelle della letteratura) e la realtà (quella dei rapporti fra le persone, sempre complessi, spesso fallimentari). Tutti i personaggi sono divertenti, originali e sinceri . O forse è solo lo sguardo della protagonista a renderli così. Sempre benevolo anche quando è ironico, meravigliosamente ennui e ingenuo insieme. L'innamoramento di Selin per Ivan, affascinante dottorando ungherese ad Harvard, passa tutto dalle parole che...

Madre sempre incerta (“Matrigna” di Teresa Ciabatti)

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Teresa Ciabatti è una donna a mio parere molto simpatica, anche se qualcuno la definirebbe un po’ strana. L’ho seguita per un po’ su Facebook, tempo fa, quando scriveva divertentissimi status sulla sua bambinaia Svetlana, sul suo essere madre un po’ atipica, sulle sue nevrosi. A un certo punto è sparita, e solo dopo ha confessato che il suo profilo Facebook era un esperimento legato al libro che era uscito in quel periodo (“ La più amata ”). Una forma narrativa ibrida, che simula un’autobiografia ma non lo è, rendendo l’autrice un personaggio sopra le righe, a tratti inquietante, sicuramente cattivissima (con la simpatia dei cattivi però). Manifestarsi sui social assecondando la descrizione di se stessa fatta nel libro (ancorché non veritiera) è stata sicuramente una trovata arguta (come lo è Teresa Ciabatti, ovviamente). In questo romanzo invece si torna a una forma più classica: una storia - drammatica - raccontata in prima persona dalla protagonista, Noemi, alle prese con ...

Scene da un matrimonio ("L'amore" di Maurizio Maggiani)

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Mi vergogno sempre un po' quando non riesco a farmi coinvolgere dal lirismo. Quando la poesia del sentimento mi annoia e non riesco a lasciarmi travolgere. Un po' mi vergogno e un po' mi sento in colpa: forse non ho la sufficiente delicatezza interiore per adorare questo libro di Maurizio Maggiani. Non l'ho adorato, è vero, ma posso certo dire che è un lettura che arricchisce: grazie a un linguaggio semplice e sontuoso insieme (sembrano caratteristiche inconciliabili ma lui ci riesce), a una grande intelligenza nel cogliere i dettagli,  alla sapienza emotiva di chi ha capito più di un senso dell'amore. Una storia semplice, una giornata di due sposi, narrata da lui che è più vecchio, più complesso e più ricco di "fatterelli", di amori passati, di vicende che la sposa vuole sentirsi raccontare ogni sera prima di dormire. Non so quanta complicità ci sia fra i due: lui racconta la sua sposa ma non ce la fa amare fino in fondo, non come le donne del suo pa...

Lost in translation (“L’eleganza è frigida” di Goffredo Parise)

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Il Giappone esercita un potente fascino, è innegabile. Ovviamente in misura variabile, anche rispetto alle diverse generazioni, ma sicuramente è nota la passione, a volte la manìa, che molti nutrono verso la patria dei manga, della cerimonia del tè, della fioritura dei ciliegi, dei giardini zen, del sushi, di Miyazaki, dei kamikaze, dei dorayaki, di Shibuya, etc. (potremmo continuare a lungo). L'anima del Giappone, come lo spirito dei tempi, è qualcosa di complesso da afferrare. Figuriamoci quanto può essere difficile descriverlo con appropriatezza, senza indulgere all’abuso di termini giapponesi intraducibili e dandone una visione icastica ed efficace. L’eleganza è frigida  di Goffredo Parise ci incanta con la maestria di un grande conoscitore di lettere e parole. Non credo di aver mai letto l'esatta descrizione dell'  “attimo zen”: qui, la narrazione che ne fa Parise è struggente, poetica, azzeccatissima. Basterebbe questo passaggio a rendere conto dello charme d...

Our Gang ("Lo schiavista" di Paul Beatty)

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Libro intelligentissimo, affollatissimo, sarcastico, paradossale, scoppiettante, autoironico, amaro, colto, acutissimo. Tuttavia... ho faticato tantissimo a leggerlo, e ad arrivare in fondo. Il limite credo sia principalmente mio. Che non conosco i personaggi televisivi, politici e comunque notie influenti della società statunitense (in particolare californiana, in particolare di Los Angeles) e neanche il pantheon afroamericano. Mi sono persa purtroppo una buona parte delle citazioni, dei riferimenti, e credo anche delle battute che Paul Beatty dispensa nel romanzo. Il paradosso sta tutto nella società statunitense che non ha mai davvero superato la discriminazione (e il razzismo) verso gli afroamericani, pur avendo avuto Colin Powell, Condoleeza Rice e persino Barack Obama: e quindi, perché non ripristinare la segregazione, come atto volontario di orgoglio afroamericano, per salvare una distintività che va scomparendo e un popolo nero che va omologandosi? Ed ecco che a Dickens (quar...

Vivi-Sezione ("La ragazza dai capelli strani", David Foster Wallace)

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Non è facile, lo so. Qui stiamo parlando di uno dei mostri sacri della mia generazione. Stiamo parlando di genialità e di grande sofferenza. Di un uso magistrale delle parole. Stiamo parlando di quella sottilissima e rarissima abilità di mischiare insieme umorismo, angoscia e crollo delle certezze. Sono ormai tanti giorni che mi riprometto di scrivere qualcosa su questa raccolta di racconti ma ho rimandato per non sapere da che parte agguantare la cosa. Intanto sono racconti, e già questo non rende facilissimo descrivere l'effetto che fanno. In più sono diversissimi fra loro e anche all'interno di ognuno non è che ci si raccapezzi con facilità. Bisogna scordarsi le strutture classiche di intreccio e trama e lasciare che il racconto si compia, attraverso l'uso espertissimo di un linguaggio moderno ma non per questo poco comprensibile. Insomma DFW non è un futurista che scrive in modo incomprensibile, anzi. A voler dare definizioni a caso mi verrebbe da dire classico i...