Post

Ideologie e Ipocrisie ("Ho sposato un comunista" di Philip Roth)

Immagine
Stiamo parlando del Maestro, o del Grande Vecchio, come più si preferisce. Sono sufficientemente timorata e rispettosa per non sapere neanche da che parte cominciare. Per cui sarò molto breve. Di fronte a Philip Roth serve sintesi, essenzialità, osso. Questo romanzo fa parte della cosiddetta trilogia americana, insieme a “Pastorale americana” e a “La macchia umana”: è una cosa che è bene sapere prima di leggerlo perché è dell’America che si parla e della sua ipocrisia, dei suoi snodi storici fondamentali (qui siamo negli anni Cinquanta in pieno maccartismo), visti attraverso lo sguardo meravigliosamente nitido di Roth. Cose che mi hanno commosso in questo libro, e che mi fanno pensare che il Grande Vecchio sia davvero grande: - il discorso che il padre di Nathan Zuckerman fa a Ira Ringold prima di mandarlo con lui nella casetta sul lago: è un discorso bellissimo, di amore e responsabilità di un padre verso un figlio. - Il personaggio di Murray Ringold...

Nigerian Blues ("Americanah" di Chimamanda Ngozi Adichie)

Immagine
Si vive un sottile senso di rimpianto dopo aver letto un secondo libro di qualcuno che si è scoperto dopo la lettura fulminante del primo, soprattutto quando le aspettative naufragano.  E’ questo che mi è successo con Chimamanda, di cui avevo parlato qui , dopo aver letto Metà di un sole giallo .  Non nego la piacevolezza della lettura, il fascino della storia e di alcuni personaggi minori, ma in Americanah c’è stato qualcosa di artificiale che non mi ha convinto. La protagonista, Ifemelu, ha finito per starmi antipatica. Eppure certi concetti sul razzismo, sulla differenza tra l’essere neri americani e africani, sul modo paternalistico con cui bianchi progressisti finiscono per rendere più subdoli certi meccanismi relazionali, meritavano contesti meno superficiali, a mio avviso.  Vorrei evitare gli spoiler, quindi non mi dilungo in dettagli, ma voglio ugualmente citare due cose che mi hanno sconcertato.  Uno: la totale indifferenza di Ifemelu p...

Com-passione ("La prima verità" di Simona Vinci)

Immagine
La follia cos’è?  E chi può decidere se un uomo o una donna è matta o solo complicata e scomoda?  Chi ha il diritto di dire che la testa di un bambino non funziona? Nel libro di Simona Vinci, La prima verità , la follia parte spesso dal dolore, un dolore inspiegabile, insopportabile, non riferibile, non gestibile.  La follia non è nella testa degli internati di Leros, l’isola di confino psichiatrico e politico della Grecia dei colonnelli : la follia è più spesso nella la crudeltà con cui gli uomini si fanno aguzzini e carcerieri impietosi di altri esseri umani. Non c’è scampo neanche negli affetti familiari, spesso prima sorgente di strazio e dolore. Non ci sono braccia materne e comprensive a proteggere dal buio queste creature, la miseria non lo consente.  Non c’è molto spazio per la pietà a Leros, forse neanche verso se stessi: anche gli infermieri dell’ospedale psichiatrico vivono una quotidianità oscura, quasi ferina, senza barlumi di speranz...

Un fiume di donne ("Amy e Isabelle" di Elizabeth Strout)

Immagine
Mi sento in colpa perché leggo molta letteratura americana contemporanea (o comunque novecentesca), a volte esaltandomi e a volte commuovendomi, mentre non ho lo stesso slancio verso scrittrici o scrittori italiani (viventi). Su un gruppo Facebook di lettori qualche giorno fa è comparso un post che esprimeva questo stesso mio disagio, e chiedeva se si potevano trovare fra gli scrittori italiani alcuni del livello di Roth, Franzen, Carrére, etc. E’ partita una discussione molto articolata e interessante e sono stati citati molti autori italiani, ma ognuno di loro è stato ricordato per un libro, un exploit singolo, non per un’ intera carriera. Forse siamo noi italiani ad essere esterofili, chissà.  Elizabeth Strout è una di quelle autrici, americane e viventi, che ho letto con molta partecipazione ed emozione. Ci son cose che funzionano da dio in certi autori americani: ti raccontano di una società tipicamente statunitense, di un paesaggio nordamericano, di tempi e lu...

Game set match ("Open" di Andre Agassi)

Immagine
Non è il mio genere, non è il tipo di libro che avrei comprato e letto, ma ha contribuito a consolidare le mie certezze: i libri belli li scrivono gli scrittori ( e le scrittrici). Non serve spiegare perché e in che modo sia potuto capitare che io mi sia messa a leggere Open di Andre Agassi, tuttavia è accaduto, ed è giusto che ne parli: sarebbe troppo facile scrivere solo dei libri che ho amato.  Innanzitutto voglio contraddire, con un certo sottile piacere, quanto scrive Baricco nella quarta di copertina : “se parti non scendi più fino all’ultima pagina”. Non è vero, per me è stato uno strazio arrivare alla fine. Ho intervallato la lettura di Open con un sacco di graphic novel, avevo bisogno di qualcosa che trainasse.  Un andamento della storia squilibrato, per me fastidioso. Parti veloci e scorrevoli alternate a parti in cui si affonda come nelle sabbie mobili.  Ma la cosa più antipatica per me è stata la mancanza di sincerità. Tutte le persone che l...

Telefonare a casa senza nostalgia (Mia madre è un fiume di Donatella Di Pietrantonio)

Immagine
La premessa di carattere personale è che sono emotivamente fragile di fronte alle storie che riguardano madri/figlie-i,  padri/figlie-i. La seconda premessa è che non lo sono di fronte a TUTTE le storie sopra indicate. Ricordo ancora quella specie di ingiustificato livore  che mi risvegliò il libro di Marco Peano , “L’invenzione della madre”. Senza addentrarmi troppo (ché sennò sembra che questo post parli di quel libro invece parla di un altro libro), mi dava enormemente fastidio il processo di progressiva beatificazione che sembrava voler descrivere l’autore, nei confronti di una madre malata e poi mancata.  Sarebbe una bella tentazione, ma una profana come me non può mettersi qui a discettare con superficialità  di significato simbolico della figura della madre, di matriarcato, di eredità matrilineare eccetera eccetera. Si andrebbe davvero oltre. Semplicemente, il libro di Donatella di Pietrantonio, Mia madre è un fiume , mi ha colpito perché in a...

Strani frutti (Ragazza nera ragazza bianca di Joyce Carol Oates)

Immagine
Joyce Carol Oates è una scrittrice super prolifica. Difficile aver letto tutto ciò che ha scritto (e continua a scrivere). E’ una grande firma della letteratura americana , ma la sua notorietà resta schiacciata tra il Nobel di Alice Munro e il mancato Nobel di Philip Roth: eppure la sua grande capacità di evidenziare le ipocrisie d’America meriterebbe più risalto, almeno presso i lettori italiani.  Io ho letto di recente “Ragazza nera ragazza bianca” e pur essendo consapevole che non è fra i suoi libri che ricorderò in eterno, l’ho trovato intelligente. Una storia minimale, se non fosse per il tragico finale, di cui si è subito messi a conoscenza. Una storia di college e adolescenza femminile, fatta di quei particolari e di quei dondolii emotivi su cui si incaponiscono spesso le ragazze a diciannove anni, ma anche una storia ricca di spunti per riflettere su come il mondo dei priviliegiati progressisti nasconda a volte ampie dosi di ipocrisia....