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Centomila, uno, nessuno ("Le transizioni" di Pajtim Statovci)

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  Statovci è un giovane scrittore, finlandese di origine albanese, partito dal Kosovo a soli due anni con i genitori che fuggivano dalla guerra nei Balcani. Già insignito di premi prestigiosi, con questo suo secondo romanzo ha raggiunto subito il successo internazionale, grazie anche all’originalità della sua voce. “Le transizioni” è un romanzo non catalogabile: c’è l’Albania, divisa tra il mito della grande nazione e il baratro della miseria, c’è l’amore, libero da ogni definizione, c’è la guerra che azzera il sogno, c’è il viaggio perenne fra le identità, sempre queer e sempre fluide, c’è l’intersezionalità del dolore, oltre che delle lotte per la liberazione da un sistema patriarcal-capitalista che eteronorma e reprime. I personaggi di Statovci cambiano nome, paese e genere, alla ricerca continua di un’identità mai raggiunta, sono corpi che vivono ai margini, descritti in modo talmente spietato da illuderci a tratti che si tratti davvero di un memoir. Invece l’aut...

La parata delle madri ("La figlia unica" di Guadalupe Nettel)

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  Un piccolo pacato romanzo che finalmente descrive tante maternità, nessuna delle quali aderisce al racconto sociale che ci cattura e ci imprigiona da sempre, tutte. Cinque donne , due figl*, innumerevoli madri: Laura, voce narrante, è la cerniera fra i personaggi, essendo al contempo figlia, amica, non-madre. Da osservatrice ci racconta il suo fastidio verso i piccioni che covano l’uovo del cuculo deposto nel loro nido, sulla sua terrazza: un simbolo evidente, ma ben inserito nella vicenda, che aiuta a riflettere ancora più in profondità. Di chi è il figlio che nescerà dall'uovo parassitario del cuculo? Le parole dell’autrice sono pacate, dense e piene di concretezza: un modo vincente di raccontare temi complessi come la cura, la disabilità, la morte, l’accettazione e la rabbia, la solitudine e il disagio mentale, il lutto e il rifiuto. Il Messico fa da sfondo, appena tratteggiato ma molto presente, nelle atmosfere cittadine, nei collettivi femministi, nelle forti contrapposizion...

Barocco contemporaneo (“Corpi Minori” di Jonathan Bazzi)

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Se non fosse stato oggetto di una lettura condivisa non so se mi sarei mai imbarcata nella lettura di questo secondo libro di Jonathan Bazzi. C’è qualcosa che non mi convince in questo scrittore, e anche se il suo esordio (“ Febbre ”) mi aveva colpito, era stato forse più per la lettura che una voce molto bella come quella di Valentina Carnelutti ne aveva fatto su Radio Tre, infatti non l’ho propriamente ”letto”, diciamo che in quel caso l’ho decisamente “ascoltato” (vale la pena, qui le puntate). Mi dico questo un po’ con il senno di poi, e forse è vero anche che il primo libro, se di grande successo, raramente viene eguagliato dal secondo. In questo caso, l’opera seconda ha il sapore di un piatto di avanzi tolto dal frigo e riscaldato male. Non mi dilungo troppo perché sarò molto cattiva, e in tali eventualità è meglio essere veloci ed essenziali. Frasi fatte e luoghi comuni per descrivere un’educazione sentimentale che finisce per essere solo autocompiacimento immotivato. Asfissia ...

Illusione e ossessione (“La Sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj)

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  Per qualcuno questa è fra le opere più infelici del grande padre della letteratura russa. A me sembra più corretto dire che è probabilmente una delle opere scritte durante uno dei periodi più infelici della sua vita, dove fa convergere tutto il suo dolore e dove esprime un pensiero sull’amore così assurdo e così bislacco che sembra una specie di “cura” con cui si è provato a lenire le proprie ferite. Non lo sapremo mai. Quello che ci resta è un romanzo breve e magico, epifanico, oscuro e affascinantissimo. Anche e soprattutto, nella mia esperienza di lettura, per la fragilità dell’autore che ne traspare. E’ la storia di un femminicidio narrata con un espediente quasi cinematografico: il racconto a uno sconosciuto in treno, con i flashback continui e le interruzioni di un presente che irrompe, alle fermate del treno. Ci sono molti dei topoi letterari più usati, che Tolstoj usa però prima e meglio di molti altri: il treno, il pianoforte, il viaggio notturno, l’adulterio, la gelos...

Scappa scappa monellaccio (“Haarmann. Storia di un lupo mannaro” di Theodor Lessing)

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Ho scelto consapevolmente di calarmi nel buio di questo libro proseguendo la mia personale conoscenza di un autore come Vitaliano Trevisan ( qui il post dedicato a lui): è infatti un libro citato in un suo romanzo, quando il protagonista subisce una perquisizione e il commissario che vede questo libro nella sua libreria alimenta un suo pregiudizio e i suoi sospetti. Ovviamente la curiosità di leggerlo è stata fortissima, una nuova porta si apriva verso la testa di Trevisan. Ma al di là del gancio, la storia è densa di elementi su cui meditare: l’autore, Theodor Lessing, filosofo, psicologo, socialista, nietzscheano, ebreo, acutissimo critico della società tedesca dell’epoca, fuggì in esilio in Cecoslovacchia ma fu ugualmente raggiunto da sicari nazisti che lo uccisero nel 1933 (dopo che il Reich aveva messo sulla sua testa una taglia di 80mila marchi). Presente in aula a tutte le udienze del processo a carico di Fritz Haarmann, serial killer che fu soprannominato “il licantropo di Ha...

Amarti m'affatica (“Felici i felici” di Yasmina Reza)

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  Il mio incontro con Yasmina non è stato tra i più fecondi, chissà perché mi ero fatta tutta un’altra idea di questa autrice. Pensavo del tutto ingiustificatamente di trovarmi tra le braccia di una Azar Nafisi (perché mai poi?), invece mi sono trovata con una signora dell’intellighenzia francese che non mi ha destato grande empatia. L’opera in questione, composta da un serie di racconti affidati a un reticolo di personaggi in vari modi collegati tra di loro (anche questo mi è parso un dejà vu , ma chissà) sono descrittivi di un mondo che l’autrice conosce bene, milieu parigino intellettuale alto borghese. Certo, non sono ambienti in cui non faccia capolino la morte, la malattia, il dolore, la menzogna, la violenza, la meschinità, ma c’è stato qualcosa che ha assunto un sapore di teatralità e di  artificio durante la mia esperienza di lettura. Yasmina Reza in effetti è una drammaturga sapiente nel creare un ritmo narrativo, nel tratteggiare i personaggi e nel combinare gli in...

Struggente amore per un uomo scomodo ("Works", "Shorts", "Il Ponte" di Vitaliano Trevisan)

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Ci sono autori che non vengono scoperti mai: troppo disturbanti, poco avvezzi a far merce delle loro opere, inclini a dire quelle verità corrosive che scomodano praticamente tutti. Vitaliano Trevisan univa a tutte queste caratteristiche anche un’ombrosa fragilità che molti scambiavano per arroganza, forse per inaffidabilità. La sua scomparsa, avvenuta pochi mesi fa, è, oltre che un lutto, un vero e proprio danno letterario: avrebbe scritto ancora e avremmo avuto altre opere da leggere e amare, di uno dei migliori scrittori italiani degli ultimi anni. Works è la sua grande ultima opera , un romanzo di formazione attraverso il lavoro, che l’autore racconta senza finzioni, senza pietà né verso il nord-est operoso e produttivo né verso se stesso. Un memoriale che offre una descrizione del lavoro (e dei lavori) che chiunque dovrebbe conoscere: aziende che vampirizzano la vita, corruzione, evasione fiscale, mancato rispetto delle regole, dinamiche di potere e meccanismi di mobbing, ma anche...