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La festa del Nulla (“Due vite” di Emanuele Trevi)

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  “ Noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l’ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono più pungere nessuno ”. Ci stiamo ormai sempre più abituando a opere di difficile classificazione: l’ autofiction non è più una novità, mentre continuano a comparire opere ibride e felicemente indefinibili. E’ il caso di questo piccolo libro di Emanuele Trevi, che è un po’ biografia, un po’ memoir , un po’ critica letteraria, un po’ poesia e un po’ riflessione etica, estetica, sentimentale. Io l’ho amato assai, ci ho trovato molta preziosità, molto amore, molta malinconia e molta intelligenza: in 120 pagine leggere, come intendeva Calvino, senza macigni sul cuore, si affrontano temi dolor...

Immacolati silenzi (“Notturno cileno” di Roberto Bolaño)

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  La mia scoperta di Bolaño comincia con questo romanzo. Qualcuno mi ha detto che non è il suo migliore, e probabilmente è così, ma è stata in ogni caso un’esperienza di lettura non neutra. E’ un libro oscuro, notturno come dal titolo, dove è quasi fisica la sensazione di una carenza di ossigeno, soprattutto nella prima metà, caratterizzata da un andamento simile al flusso di coscienza, un monologo interiore scarno di punteggiatura. E’ la parte più dura da affrontare, ma anche la più stupefacente per me: impossibile distogliere gli occhi dalla pagina, anche nello smarrimento provocato da una vicenda ancora misteriosa, da un discorso complesso e da una sintassi fluviale. Possibile che si riesca ad esserne così catturati? Probabilmente è qui che risiede la grande genialità di Bolaño, la sua maestria e la sua vocazione ad essere pietra miliare della letteratura contemporanea. E' una confessione sul letto di morte, con la sincerità devastante di un intellettuale che si alza sul gomito ...

Mal d’Italia (“Quando tornerò” di Marco Balzano)

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Bisogna partire da un presupposto: il nostro modello sociale di cura e assistenza verso le persone anziane e sole si basa su una grande ipocrisia di fondo, che finge di non vedere il bisogno ormai endemico di lavoratrici migranti irregolari e non riconosciute. E’ uno dei micidiali risultati di un progressivo definanziamento del Sistema Sanitario Pubblico e di una legge sull’immigrazione (la cosiddetta Bossi-Fini) iniqua e razzista: insieme, alimentano una spirale discendente dove la fragilità degli anziani bisognosi di assistenza e delle loro famiglie si nutre della fragilità di donne migranti che abbandonano la loro famiglia in cerca di risorse per poterla sostenere. Il nuovo libro di Marco Balzano, “Quando tornerò”, ha l’indiscutibile pregio di raccontare una delle loro storie senza mai dire chi siano i buoni o chi siano i cattivi, perché è così che succede nella realtà, quando è difficile stilare la classifica di chi soffre di più. La vicenda è quella di Daniela, che da un piccol...

Cina mon amour (“Cigni selvatici” di Jung Chang)

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La storia tumultuosa della Cina e il suo millenario mistero hanno sempre esercitato un magnetismo potente e la storia di Jung Chang, o meglio, la sua insieme a quella di sua nonna e di sua madre, poteva avere le caratteristiche di una saga familiare trascinante, dall’epoca delle concubine fino alle grandi contraddizioni del maoismo. Invece sulla scrittura di Jung Chang predomina una freddezza che è probabilmente il risultato di una vita segnata da grandissime sofferenze. Non a caso la parte più trascinante e coinvolgente è la prima, dedicata alla nonna e al periodo dell’invasione giapponese in Manciuria. E’ la parte di racconto più lontana dalle esperienze dirette dell’autrice e sicuramente quella a cui questa lontananza ha più giovato. Il romanzo si sviluppa poi come un fiume inarrestabile di eventi e dettagli storici, snocciolati in modo a volte quasi asettico, anche nelle descrizioni più "poetiche" di una natura ostile e meravigliosa. Ciò è vero soprattutto nella parte ...

Le Anime Russe ("I russi sono matti" di Paolo Nori)

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Il sottotitolo di questo particolarissimo libro è : "Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991". Ma non deve trarre in inganno, poiché si tratta di un lavoro difficile da classificare: potrei definirlo una guida sentimentale alla letteratura russa, un breviario poetico di motivazioni per amare gli scrittori russi, un piccolo viaggio nell'anima russa. Il sentimento più positivo che desta è una voglia irrefrenabile di leggere (o ri-leggere) i russi. Non solo Tolstoj o Dostoevskij, naturalmente, ma Goncarov, Puškin, Checov, Brodskij, Gogol (💗) , Grossman, Lermontov, Achmatova... e tutti gli altri. Potere, amore e byt sono le tre direttrici su cui si incentra il piccolo viaggio letterario, e ognuno troverà a partire da qui la sua speciale porta di ingresso nella letteratura russa. Byt è un termine intraducibile, che, come spiega meravigliosamente Paolo Nori, indica il quotidiano nel suo farsi, la descrizione della vita che scorre, delle cose più vicine e consuete, che ...

Polifonia di creature plurali ("ragazza, donna, altro" di Bernardine Evaristo)

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Che bella lettura questa opera di Bernardine Evaristo, scrittrice inglese, già regista e attrice teatrale. Se ne è parlato e se ne sta parlando molto, per cui mi sono avvicinata con cautela, la solita diffidenza barbaricina che metto in molte cose. Sono partita lentamente, perché servono un po' di pagine per abituarsi allo stile senza punteggiatura dell'autrice, di un genere che lei stessa ha battezzato fusion fiction , a significare la fusione tra prosa e poesia, passato e presente, esterno e interno, personaggi e storie. Il risultato è una specie di grande onda che ti invita a tuffarti nella storia, a immergerti nella marea di voci, personaggi e vicende. Sono 12 le donne inglesi protagoniste di questo romanzo: tutte in grado di espandere il concetto di rappresentanza oltre lo stereotipo, superando le semplificazioni. Ognuna di loro non è mai SOLO qualcosa: non solo madre, non solo figlia, non solo omosessuale, non solo femminista, non solo nera, non solo povera. Non ha paura ...

A kind of Blue (“Teoria e pratica di ogni cosa” di Marisha Pessl)

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  Sarà stato il titolo molto seducente o il passaparola tra lettori forti che mi ha fatto crescere la curiosità, non saprei. In conclusione però, ancora una volta, non posso che trovarmi delusa. Me lo ripeto ormai sempre più spesso: non basta essere cresciuti alla writing school americana per scrivere bei libri. In questo caso abbiamo quasi 700 pagine di sfoggio di cultura attraverso bibliografia e cinematografia da parte di una giovane scrittrice americana (fu il suo romanzo di esordio nel 2006), con una vicenda che vorrebbe essere forse mistery o thriller, ma che in me ha suscitato molta noia. Inutile riassumere la trama, non c’è niente di significativo da ricordare: neanche l’adolescenza, che è raccontata molto peggio di quanto faccia un qualsiasi serial (penso a " Euphoria ", e siamo già nell’iperuranio). Blue, la protagonista, non è riuscita a farsi amare, neanche da me che ho una particolare predilezione per gli adolescenti e le loro storie di formazione.  Non salva da...