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Scene da un matrimonio ("L'amore" di Maurizio Maggiani)

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Mi vergogno sempre un po' quando non riesco a farmi coinvolgere dal lirismo. Quando la poesia del sentimento mi annoia e non riesco a lasciarmi travolgere. Un po' mi vergogno e un po' mi sento in colpa: forse non ho la sufficiente delicatezza interiore per adorare questo libro di Maurizio Maggiani. Non l'ho adorato, è vero, ma posso certo dire che è un lettura che arricchisce: grazie a un linguaggio semplice e sontuoso insieme (sembrano caratteristiche inconciliabili ma lui ci riesce), a una grande intelligenza nel cogliere i dettagli,  alla sapienza emotiva di chi ha capito più di un senso dell'amore. Una storia semplice, una giornata di due sposi, narrata da lui che è più vecchio, più complesso e più ricco di "fatterelli", di amori passati, di vicende che la sposa vuole sentirsi raccontare ogni sera prima di dormire. Non so quanta complicità ci sia fra i due: lui racconta la sua sposa ma non ce la fa amare fino in fondo, non come le donne del suo pa...

Lost in translation (“L’eleganza è frigida” di Goffredo Parise)

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Il Giappone esercita un potente fascino, è innegabile. Ovviamente in misura variabile, anche rispetto alle diverse generazioni, ma sicuramente è nota la passione, a volte la manìa, che molti nutrono verso la patria dei manga, della cerimonia del tè, della fioritura dei ciliegi, dei giardini zen, del sushi, di Miyazaki, dei kamikaze, dei dorayaki, di Shibuya, etc. (potremmo continuare a lungo). L'anima del Giappone, come lo spirito dei tempi, è qualcosa di complesso da afferrare. Figuriamoci quanto può essere difficile descriverlo con appropriatezza, senza indulgere all’abuso di termini giapponesi intraducibili e dandone una visione icastica ed efficace. L’eleganza è frigida  di Goffredo Parise ci incanta con la maestria di un grande conoscitore di lettere e parole. Non credo di aver mai letto l'esatta descrizione dell'  “attimo zen”: qui, la narrazione che ne fa Parise è struggente, poetica, azzeccatissima. Basterebbe questo passaggio a rendere conto dello charme d...

Our Gang ("Lo schiavista" di Paul Beatty)

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Libro intelligentissimo, affollatissimo, sarcastico, paradossale, scoppiettante, autoironico, amaro, colto, acutissimo. Tuttavia... ho faticato tantissimo a leggerlo, e ad arrivare in fondo. Il limite credo sia principalmente mio. Che non conosco i personaggi televisivi, politici e comunque notie influenti della società statunitense (in particolare californiana, in particolare di Los Angeles) e neanche il pantheon afroamericano. Mi sono persa purtroppo una buona parte delle citazioni, dei riferimenti, e credo anche delle battute che Paul Beatty dispensa nel romanzo. Il paradosso sta tutto nella società statunitense che non ha mai davvero superato la discriminazione (e il razzismo) verso gli afroamericani, pur avendo avuto Colin Powell, Condoleeza Rice e persino Barack Obama: e quindi, perché non ripristinare la segregazione, come atto volontario di orgoglio afroamericano, per salvare una distintività che va scomparendo e un popolo nero che va omologandosi? Ed ecco che a Dickens (quar...

Vivi-Sezione ("La ragazza dai capelli strani", David Foster Wallace)

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Non è facile, lo so. Qui stiamo parlando di uno dei mostri sacri della mia generazione. Stiamo parlando di genialità e di grande sofferenza. Di un uso magistrale delle parole. Stiamo parlando di quella sottilissima e rarissima abilità di mischiare insieme umorismo, angoscia e crollo delle certezze. Sono ormai tanti giorni che mi riprometto di scrivere qualcosa su questa raccolta di racconti ma ho rimandato per non sapere da che parte agguantare la cosa. Intanto sono racconti, e già questo non rende facilissimo descrivere l'effetto che fanno. In più sono diversissimi fra loro e anche all'interno di ognuno non è che ci si raccapezzi con facilità. Bisogna scordarsi le strutture classiche di intreccio e trama e lasciare che il racconto si compia, attraverso l'uso espertissimo di un linguaggio moderno ma non per questo poco comprensibile. Insomma DFW non è un futurista che scrive in modo incomprensibile, anzi. A voler dare definizioni a caso mi verrebbe da dire classico i...

Ritratto di un intellettuale sentimentale (“Lasciar andare” di Philip Roth)

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A volte l’aneddotica intorno a un libro è utile per capire dettagli importanti: questo romanzo è il primo che Roth pubblicò, a 29 anni, e il titolo fu tradotto nella prima edizione italiana inspiegabilmente come “Lasciarsi andare” (il titolo originale è “Letting go”). Solo in seguito fu tradotto come “Lasciar andare”. Se si dovesse stare al titolo dunque, sembrerebbe davvero di aver a che fare con due libri diversi: dopo averlo letto si intuisce il perché. In quel “lasciar andare” del titolo, c’è il pronunciamento di un auspicio, la dichiarazione di una necessità, il manifestarsi segreto di un programma: se lo si muta in "lasciarsi andare", il colore della vicenda cambia, a mio parere perdendo di quota. “Letting go” è un romanzo che brulica di persone, di dialoghi, di vita: tutti, a partire dai personaggi principali come Gabe Wallach, Libby e Paul Herz, Martha Regenhart, fino ad arrivare ai comprimari e ai personaggi di contorno (penso al padre di Wallach e a m...

Duellanti ("Le braci" di Sándor Márai)

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Finalmente l'ho letto. Uno di quei libri che sai di dover leggere (anche per colmare una lacuna non trascurabile nei confronti della letteratura est-europea) ma che non trovi mai il momento giusto per iniziare. Questa volta mi sono decisa, anche per capire cosa c'è in questo autore che ha incantato molti. L'esperimento non è riuscitissimo. Ho letto e ho sicuramente potuto godere di un bel libro e di una prosa di alto livello, ma ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentita delusa. Intanto, nessuna simpatia per i personaggi, né il generale Henrik né l'amico Konrad, ormai più che settantenni a rievocare la loro amicizia e la rottura della stessa. Anzi, non è esatto: a dire il vero alla fine ho provato quasi simpatia per Konrad, che tace per quasi tutto il libro e si fa apprezzare, al confronto con l'innarestabile logorroico Henrik che monologa per una notte intera e alla fine getta nel fuoco l'unica cosa che mi ha provocato un guizzo di vitale ...

Lo spazio per esistere (“Fame” di Roxane Gay)

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Sarebbe inopportuno dilungarsi sugli aspetti più fastidiosi di questo libro. Non è un romanzo, probabilmente non è neanche letteratura intesa nel senso classico del termine. Quindi il fatto che sia a tratti ripetitivo, frammentario e senza un intreccio coerente non dovrebbe compromettere del tutto l’esperienza di lettura. E’ prima di tutto la storia di una donna (che sia anche insegnante, attivista, scrittrice, editorialista, etc, è secondario) che parla del suo corpo “disobbediente”. La sua sincerità arriva come uno schiaffo, e per fortuna non c’è il minimo elemento di melodramma. La storia di Roxane Gay è una storia che bisogna avere il coraggio di raccontare, e lei l’ha trovato. Avere un corpo grasso, molto più che grasso, oggi, vuol dire tante cose che spesso sfuggono a chi non sa provare empatia: come sedersi? come prendere un mezzo? come reagire ai consigli non richiesti? come vestirsi? come difendersi? come fidarsi? come riuscire ad accettarsi? Questo è un valore ind...