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Lo spazio per esistere (“Fame” di Roxane Gay)

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Sarebbe inopportuno dilungarsi sugli aspetti più fastidiosi di questo libro. Non è un romanzo, probabilmente non è neanche letteratura intesa nel senso classico del termine. Quindi il fatto che sia a tratti ripetitivo, frammentario e senza un intreccio coerente non dovrebbe compromettere del tutto l’esperienza di lettura. E’ prima di tutto la storia di una donna (che sia anche insegnante, attivista, scrittrice, editorialista, etc, è secondario) che parla del suo corpo “disobbediente”. La sua sincerità arriva come uno schiaffo, e per fortuna non c’è il minimo elemento di melodramma. La storia di Roxane Gay è una storia che bisogna avere il coraggio di raccontare, e lei l’ha trovato. Avere un corpo grasso, molto più che grasso, oggi, vuol dire tante cose che spesso sfuggono a chi non sa provare empatia: come sedersi? come prendere un mezzo? come reagire ai consigli non richiesti? come vestirsi? come difendersi? come fidarsi? come riuscire ad accettarsi? Questo è un valore ind...

Si parla sempre degli assassini, quasi mai delle vittime (“Gli eroi di via Fani” di Filippo Boni)

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La prima cosa di cui vorrei ringraziare Filippo Boni è di aver scritto questo libro. La seconda cosa è di non aver citato mai Pasolini e la sua famosa poesia sugli scontri di Valle Giulia (“Il PCI ai giovani”), così fraintesa e sempre tirata in ballo.  Perché non nego che mi sia venuta in mente leggendo le storie dei cinque eroi di via Fani, tutti figli del popolo, spesso di famiglie poverissime. Cinque vite e cinque famiglie, finalmente tolte dall’ombra (che spesso era stata volutamente cercata, come riparo al dolore) e narrate con molta serietà e partecipazione. Cinque storie di uomini che hanno trovato la convergenza estrema in quel 16 marzo del 1978, quando le Brigate Rosse sequestrarono Aldo Moro uccidendo tutti gli uomini della sua scorta. Nella rivendicazione della strage i terroristi scrissero (Comunicato n.1, diffuso subito dopo il rapimento di Moro) : “la sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata”. Usa...

Paese a Crescita Zero ("Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood)

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Tanto si è detto di questo libro che, scritto alla metà degli anni '80, in ogni decennio successivo (incluso quello che stiamo vivendo) è stato in grado di provocare inquietudine e sollevare un'eco sinistra. Io chi sono per non farmi inquietare da questo romanzo? Nessuno, e infatti non nego una certa sensazione di preoccupato grigiore alla lettura. Ma devo pur sempre ammettere che fra la narrativa distopica letta (forse poca?) non è l'opera che più mi ha adombrato. Non quanto 1984 di Orwell, ad esempio. Ho cercato anche di darmi una risposta, pensando alle cose che più mi sono mancate in questa storia. Capisco la necessità di un disvelamento progressivo della vicenda, capisco l'espediente del diario (audiodiario) e trovo intelligente aver utilizzato l'epilogo in forma di conferenza postuma per chiarire molti aspetti che Difred (l'ancella protagonista) ovviamente non chiarisce nella sua amarissima testimonianza. Però mi è mancata qualche descrizione in più, ...

Le colline dove si è sparso il sangue ("La casa in collina" di Cesare Pavese)

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Lettura mirabile, quintessenza dello stile narrativo di Pavese, ricca delle sue descrizioni meravigliose di una natura serena e imperturbabile, del suo incedere maestoso nella lingua italiana. Serbatoio di frasi perfette, di parole che sembrano illuminate dal di dentro e spiccano non solo sulla pagina, ma soprattutto dietro agli occhi chiusi di chi immagina, leggendo.  Mi scuso per l'enfasi, ma non vi è altro modo per me di esternare cosa sia leggere Cesare Pavese. Qui, Pavese si arrovella sul ruolo dell'intellettuale in una condizione come quella del periodo cruciale che va dall'8 settembre 1943 alla Liberazione (il 25 aprile 1945). Lo fa con grande onestà, non nascondendo il senso di inutilità, le paure, la passività e il pessimismo di Corrado, il protagonista, che sperimenta su se stesso come la guerra possa inaridire gli animi. Corrado respira le colline e se ne sta nei sentieri fra i boschi, senza decidersi mai a far niente, nascosto ai fascisti, all'amore, all...

Train de vie (La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead)

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Sono un po’ a disagio a parlare di cosa mi è rimasto dopo la lettura di questo libro. Perché ad essere sincera l’impronta emotiva che mi ha lasciato è stata davvero sbiadita, povera, fredda. Come spesso accade, avevo aspettative non trascurabili: un libro che ha vinto premi prestigiosissimi e ha fatto scomodare più di un paragone (dal Quentin Tarantino di Django unchained a Il Colore Viola di Spielberg). A me è venuto in mente 12 anni schiavo di Steve McQueen ad esempio. Citazioni cinematografiche soprattutto, proprio perché il libro ha questa marcata caratteristica. Da un certo punto di vista sembra essere già il soggetto del film tratto da se stesso: infatti a mio parere pecca di vuoti narrativi, personaggi di superficie, mancanza di indagine interiore, come se un soggettista avesse dovuto necessariamente tagliare qualcosa, concentrato solo su alcune scene forti che lasciano fuori fuoco i comprimari e il contesto. Ovviamente non posso negare che è in ogni caso una bella le...

Senza piangere (“Patria” di Fernando Aramburu)

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All’inizio ho pensato : "è un romanzo dalla forte valenza politica, si parla dell’ETA, del terrorismo basco, del pensiero indipendentista, di vittime e torturatori". Poi, man mano che mi addentravo nella vicenda, ho capito che il fulcro principale del libro è la famiglia, coi suoi legami affettivi e (spesso) anaffettivi. E’ una lettura molto bella quella di “ Patria ” : ci sono personaggi davvero ben costruiti, icastici, che sembra già di vedere raffigurati in un film (e pare che sarà tratto uno sceneggiato dal romanzo, che continua a essere ristampato a riprova dell’enorme successo europeo). Lo scenario, quello dei Paesi Baschi dagli anni ’70 fino al primo decennio degli anni Duemila, è talmente vivido da diventare esso stesso personaggio. Le birrerie, le strade di San Sebastián, l’industria siderurgica, la pioggia che cade spesso e volentieri, le biciclette, il pesce fritto, ma anche la religiosità tutta particolare, la statua di Sant’Ignazio che raccoglie le preghiere,...

Mamma, raccontami una storia ... ("Mi chiamo Lucy Barton" di Elizabeth Strout)

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  Quanto mi piacciono i libri di Elizabeth Strout è difficile da dire. Vorrei che fosse una mia amica perché mi pare di avere con lei una sintonia che ci consentirebbe di notare gli stessi dettagli, di coltivare le stesse curiosità, e forse di piangere delle stesse emozioni. Sono al terzo libro di questa scrittrice (vedi qui e qui ), e ne ho ancora altri per fortuna da leggere: mi piace molto e penso che si noti dalla mia insistente necessità di dirlo.  Il suo raccontare di rapporti familiari è la chiave che apre molte porte dell'interiorità di ciascuno. O quanto meno di chi, come me, è particolarmente attratta da queste tematiche. La storia di Lucy, o meglio dei suoi 5 giorni con la madre a fianco del proprio letto di ospedale, è meravigliosamente costruita attraverso un'alternanza di flashback e di improvvisi ritorni al presente. Il silenzio fra le due donne è fra le cose più commoventi che abbia mai letto: e il fatto che si possa leggere un silenzio la d...